Infarto: chirurgia metabolica riduce eventi CV a lungo termine

Al di là dei ben noti benefici in termini di perdita di peso e miglioramento del diabete di tipo 2, la chirurgia metabolica, effettuata dopo un infarto miocardico, riduce il rischio a lungo termine di eventi cardiovascolari, come emerge da uno studio condotto su più di 1.000 pazienti del registro SWEDENHEART da Erik Naslund del Karolinska Institutet di Stoccolma. Secondo lo studio ciò indicherebbe chiaramente che la chirurgia in questo contesto, andrebbe considerata come chirurgia cardiometabolica, e non soltanto metabolica.

Per quanto intensa nel campo del diabete, la ricerca sugli effetti della chirurgia bariatrica sui pazienti gravemente obesi con coronaropatie è stata limitata, ed i risultati non sono stati omogenei.
Alcuni ricercatori canadesi hanno recentemente riportato un significativo incremento dei tassi di eventi cardiovascolari precoci e tardivi a seguito della chirurgia bariatrica in pazienti coronaropatici, ma un secondo studio dello stesso gruppo non ha riscontrato differenze fra pazienti coronaropatici sottoposti o meno a chirurgia bariatrica in termini di mortalità tardiva, infarti e ripetizione della rivascolarizzazione.
Anche alla luce del ben noto paradosso dell’obesità, i ricercatori affermano che sarebbe semplicistico pensare che i risultati del presente studio si debbano interamente alla perdita di peso.

Il paradosso dell’obesità non è necessariamente applicabile in questo campo in quanto sussiste una pluralità di elementi che potrebbero influenzare gli esiti e non sono direttamente correlati all’obesità o ad un suo cambiamento.

Ad esempio il diabete era in remissione clinica in più della metà dei pazienti a distanza di un anno dall’intervento, ed è stata osservata remissione nell’ipertensione nel 24,7% dei casi, delle dislipidemie nel 35,6% e dell’apnea nel sonno nel 66,1%, tutti risultati mantenuti anche a distanza di due anni.

Dopo la chirurgia metabolica inoltre è stato osservato un incremento significativo anche dell’ormone GLP-1. Nel complesso dunque i dati indicano che la chirurgia metabolica possa costituire un’importante strategia di prevenzione secondaria nella crescente popolazione dei soggetti gravemente obesi con coronaropatie conclamate, e per verificare ciò i ricercatori stanno preparando uno studio randomizzato sulla chirurgia bariatrica in circa 300 pazienti con coronaropatie seguiti per circa 5 anni.

Per quanto i pazienti svedesi siano in genere più sani rispetto alla popolazione generale statunitense, i risultati dello studio sono generalizzabili, ma è importante che il paziente desideri operarsi in quanto l’intervento avrebbe un enorme impatto sulla sua vita quotidiana, ed il medico ha il compito di chiarire questo punto. 

Fonte: Circulation online 2020

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