Insufficienza cardiaca: bassa transtiretina plasmatica connessa al rischio

Bassi livelli plasmatici di transtiretina, nota anche come prealbumina, sono associati all’insufficienza cardiaca incidente nella popolazione generale, come indicato da due studi prospettici condotti nella popolazione danese, secondo cui peraltro le varianti genetiche della transtiretina associate ad una riduzione della stabilità del suo tetranero sono associate anche ad una minore concentrazione della transtiretina stessa, e pertanto ad un maggior rischio di insufficienza cardiaca.

E’ valido anche il contrario, ossia che le varianti genetiche associate ad una maggiore stabilità del tetramero aumentano la concentrazione di transtiretina, riducendo pertanto il rischio di insufficienza cardiaca.

Come illustrato dall’autrice Anne Tybjaerg-Hansen dell’ospedale universitario di Copenhagen, la transtiretina è una delle proteine in grado di causare amiloidosi, ossia deposizione extracellulare di fibrille amiloidi a livello locale o generalizzato.

Questi depositi di fibrille sono citotossici, e portano con il tempo all’insufficienza degli organi interessati.

L’amiloidosi da transtiretina con coinvolgimento cardiaco rappresenta uno dei fenotipi più comuni, ed è sempre più comunemente riconosciuta come importante fattore contribuente all’insufficienza cardiaca ed alla mortalità negli anziani.

La transtiretina circola nella forma di una proteina tetramerica, ed i tetraneri possono divenire instabili ed amiloidogeni per via di mutazioni geniche o dell’età avanzata: le mutazioni geniche sono una causa di amiloidosi transtiretinica ereditaria, una patologia rara, mentre il fenomeno legato all’invecchiamento è più comune.

L’amiloidosi transtiretinica è dunque probabilmente pesantemente sottodiagnosticata o scambiata per altre cause di patologia cardiovascolare.

La sua prevalenza nella popolazione generale è ignota, ed attualmente non esistono biomarcatori per prevedere un futuro interessamento cardiaco nei soggetti inizialmente asintomatici.

Secondo alcuni esperti i risultati di questi studi sono eclatanti in quanto forniscono nuovi approfondimenti sulla patogenesi dell’insufficienza cardiaca, che nella popolazione generale potrebbe essere associata ad cardiomiopatia transtiretinica amiloidogena (ATTR-CM), ed inoltre essi sollevano la possibilità che basse concentrazioni di transtiretina risultino utili come test che allerti il medico sul rischio di ATTR-CM, il che potrebbe portare ad altri test di conferma ed a diagnosi precoci.

Il 3-4% dei pazienti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione preservata potrebbe presentare ATTR-CM, una patologia la cui consapevolezza è in aumento.

Alcuni studi hanno dimostrato che questa patologia, specialmente nella sua forma acquisita, è in aumento, ma non è chiaro se ciò si debba ad un aumento del suo riconoscimento o al fatto che la patologia stia realmente divenendo più comune, o ancora all’invecchiamento della popolazione.

Non se ne conoscono nemmeno le cause. E’ noto che essa colpisca maggiormente il sesso maschile, e che l’invecchiamento sia uno dei fattori di rischio principali, ma al di là di questo non è noto come mai in alcuni soggetti la transtiretina inizi a disfarsi, o perché in alcuni di questi soggetti inizino a deporsi fibrille amiloidi, ma un dato interessante consiste nel fatto che molti dei pazienti colpiti dalla malattia svolgevano un lavoro che richiedeva pesanti sforzi fisici oppure praticava sport a livello competitivo. 

Fonte: JAMA Cardiol online 2020

IT-NON-03557-W-12/2022