La chirurgia artroscopica apporta benefici? Ancora tanta l’incertezza

La chirurgia artroscopica, nota anche come artroscopia, è una procedura chirurgica comune per il trattamento dell’osteoartrosi sintomatica del ginocchio e per la meniscopatia degenerativa, nonostante non sia raccomandata dalle linee guida.

Al fine di valutarne i danni e i benefici, un gruppo di ricercatori provenienti da Australia, Canada, Olanda e Norvegia, hanno svolto una revisione sistematica che ha incluso 16 studi controllati randomizzati o quasi-randomizzati, per un totale di 2105 partecipanti dai 46 ai 65 anni.

Gli studiosi hanno comparato gli effetti della chirurgia artroscopica con la chirurgia placebo e altri interventi non chirurgici, come l’esercizio, le iniezioni o la terapia farmacologica, in persone colpite da osteoartrite, meniscopatia degenenerativa o entrambe le patologie.

I risultati, pubblicati a marzo del 2022 su The Cochrane database of systematic reviews, hanno evidenziato che, con la chirurgia artroscopica, si riscontra poca o, addirittura, nessuna differenza nella riduzione del dolore e nel miglioramento della funzionalità della parte interessata, rispetto alla chirurgia placebo, dopo 3 mesi dall’intervento.

In particolare, da una scala da 0 a 100, dove un punteggio basso era indice di minor dolore, il punteggio del dolore medio post-operatorio riportato dal gruppo placebo era pari a 40,1; mentre, il gruppo sottoposto all’intervento chirurgico, riportava un valore pari a 35,5 punti. Pertanto, si è rilevato un miglioramento di 4,6 punti (95% [IC] da 0.02 a 9; I2 = 0%; 4 studi, 309 partecipanti).
La funzionalità media post-operatoria in una scala da 1 a 100, dove un punteggio alto denotava una migliore funzionalità, nel gruppo placebo, era di 75,9 e, nel gruppo dell’intervento chirurgico, di 76 punti, per un miglioramento di 0,1 punti (95% [IC] da 3.2 a 3.4; I2 = 0%; 3 studi, 302 partecipanti).

Dallo studio è emerso che, probabilmente, la procedura chirurgica non fornisce benefici clinicamente rilevanti per la qualità della vita specifica per il ginocchio, secondo i dati registrati a 3 mesi dall’intervento. Inoltre, la differenza del successo di un reale intervento chirurgico rispetto al placebo, riportato dai partecipanti a 5 anni, era minima o assente.

Tuttavia, bisogna considerare che le evidenze hanno una moderata o scarsa solidità, rispettivamente per la qualità della vita e il grado successo del trattamento.
Il grado di certezza delle evidenze è basso anche per la differenza degli eventi avversi gravi e totali, a causa dello scarso numero di eventi e della segnalazione incompleta delle informazioni dello studio: secondo i dati registrati, 15 persone su 100 riportavano eventi avversi con gli interventi placebo e 17 su 100 con la chirurgia, fino a 5 anni (RR 1.15, 95% IC 0.78 – 1.70; I2 = 48%; 9 studi, 1326 partecipanti).

In conclusione, rimane ancora poco chiaro se la chirurgia comporti o meno un leggero aumento di successivi interventi chirurgici al ginocchio rispetto al controllo; pertanto, in futuro, sarà necessario approfondire il tema con ulteriori studi clinici.

Fonte: The Cochrane database of systematic reviews, 3, CD014328. https://doi.org/10.1002/14651858.CD014328

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