La lezione dal COVID-19 utile nella ricerca contro l’HIV

Avere flessibilità in situazioni in evoluzione, coinvolgere le comunità che subiscono il maggior impatto, assicurare equità d’accesso a terapie, vaccini e servizi sanitari, favorire trasparenza e scambio di informazioni e investire in ricerca sono tutti aspetti emersi come essenziali per contrastare la diffusione del virus SARS-CoV-2. Aspetti che dovrebbero essere presi in considerazione anche per l’epidemia di HIV. A evidenziarlo è una riflessione pubblicata su Communications Medicine in cui si discute in che modo le esperienza acquisite con la pandemia di virus SARS-CoV-2 possano tornare utili nell’ambito dell’HIV.

Secondo gli autori, guidati da Thomas Calder del National Institutes of Health di Bethesda (USA), i due virus sono entrambi a base di RNA e hanno una elevata propensione a mutare, rendendo difficile sviluppare interventi di contrasto delle infezioni efficaci. Come per il COVID-19, dunque, anche per la prevenzione della diffusione dell’HIV ci sarebbe bisogno di un cambiamento comportamentale e di innovazione in medicina.

Di contro, il successo del vaccino contro il COVID-19 è stato possibile anche grazie a due decenni di ricerca nell’HIV. In particolare, quest’ultima è stata fondamentale per sviluppare tecniche innovative nel rilevare rapidamente il virus e la sequenza del patogeno e i nuovi approcci per la vaccinazione. Inoltre, creare una proteina spike stabile è stato in parte dovuto anche alla ricerca sulla struttura dell’HIV.

Infine, l’emergenza sanitaria con il COVID-19 ha determinato un’azione sinergica tra pubblico e privato che ha di fatto determinato un approccio sistemico a sviluppo, approvazione, produzione e distribuzione dei vaccini. E queste considerazioni dovrebbero essere riprese nella ricerca di un vaccino contro l’HIV.

 Fonte: Communications Medicine 2022

https://www.nature.com/articles/s43856-022-00175-8

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