La solitudine persistente associata al rischio di Alzheimer

La solitudine persistente durante la mezza età (45-64 anni) sembra aumentare le probabilità che le persone sviluppino la demenza e la Malattia di Alzheimer  più avanti nella vita. La solitudine è un sentimento soggettivo derivante da una discrepanza percepita tra le relazioni sociali desiderate e quelle effettive. Sebbene la solitudine non abbia di per sé lo stato di una malattia clinica, è associata a una serie di esiti negativi sulla salute, inclusi disturbi del sonno, sintomi depressivi, deterioramento cognitivo e ictus.


Nel tentativo di far luce sulla relazione tra due diverse forme di solitudine (solitudine transitoria e persistente) e l’incidenza dell’Alzheimer, i ricercatori della Boston University School of Medicine (BUSM) hanno esaminato i dati di adulti cognitivamente normali provenienti dal Framingham Heart Study. Il lavoro è stato pubblicato dalla rivista Alzheimer’s & Dementia.


Dopo aver preso in considerazione gli effetti dell’età, del sesso, dell’istruzione, della rete sociale, della vita da soli, della salute fisica e del rischio genetico, hanno osservato che la solitudine persistente era associata a un rischio più elevato di demenza e di Alzheimer rispetto alla solitudine transitoria.


Secondo i ricercatori, questi risultati motivano ulteriori indagini sui fattori che rendono gli individui resistenti agli eventi avversi della vita e spingono a personalizzare gli interventi per scongiurare la persistenza della solitudine, promuovere la salute del cervello e la prevenzione dell’Alzheimer.


Fonte: Alzheimer’s & Dementia