Le cellule stellate epatiche promuovono la crescita del tumore al fegato

Il carcinoma epatocellulare (CEC), frequentemente osservato in pazienti con cirrosi epatica causata da abuso di alcol o epatite virale cronica, è la forma più comune di cancro al fegato in tutto il mondo.

Un gruppo di ricercatori giapponesi, guidati dagli scienziati dell’Università di Osaka, ha studiato le cellule e processi specifici che si verificano nel microambiente del tumore al fegato, rivelando il ruolo, nella progressione del tumore e nella prognosi, della secrezione, da parte delle cellule stellate epatiche, di un particolare proteina. I risultati sono stati pubblicati come pre-proof sulla rivista Gastroenterology.

Le cellule stellate epatiche (HSC dall’inglese epatica stellate cell) svolgono un ruolo nella formazione del tessuto cicatriziale in risposta al danno epatico. “Alti livelli di HSC attivate sono stati segnalati nel microambiente tumorale e sono associati a una prognosi sfavorevole nei pazienti con CEC”, commenta Hayato Hikita, uno degli autori dello studio.

Quando i ricercatori hanno coltivato cellule tumorali del fegato insieme alle HSC, hanno osservato un aumento significativo del numero di cellule tumorali. Ne hanno dedotto che, in qualche modo, le cellule stellate portino alla crescita delle cellule tumorali.

Hanno anche scoperto che l’inibizione dell’autofagia nelle HSC coltivate in vitro impedisce la proliferazione delle cellule tumorali. Gli scienziati hanno allora condotto degli esperimenti su modelli murini di tumori al fegato, dai quali è emerso che le cellule tumorali inducono l’autofagia nelle HSC, il che provoca la secrezione, da parte di queste ultime, di una proteina, GDF15, che promuove la crescita del tumore.

Un risultato che sembra trovare corrispondenza nelle osservazioni fatte sui pazienti: “quando abbiamo esaminato campioni di fegato di pazienti affetti da CEC, abbiamo scoperto che i campioni di tessuto tumorale presentavano livelli molto più alti di GDF15”, spiega l’autore senior dell’articolo, Tetsuo Takehara. “Abbiamo anche osservato che i pazienti con livelli più alti di GDF15 avevano una prognosi più sfavorevole

Potrebbe essere quindi interessante sviluppare delle terapie mirate all’espressione di GDF15 da parte delle HSC.

Fonte: Gastroenterology

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