Le esperienze passate modificano l’apprendimento futuro: il ruolo dell’ipotalamo laterale

Le esperienze della nostra vita modificano il modo in cui reagiamo, memorizziamo e impariamo da nuove situazioni. È naturale, ma le basi neurali di questo meccanismo non sono del tutto chiare.

I ricercatori del National Institute on Drug Abuse di Baltimora hanno scoperto che l’esperienza precedente modella i circuiti neurali reclutati per l’apprendimento futuro nei ratti (modelli animali molto spesso usati negli studi sulle neuroscienze).Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Nature Neuroscience.


In ricerche precedenti gli scienziati hanno osservato che i neuroni GABAergici nell’ipotalamo laterale svolgono un ruolo nella risposta pavloviana suscitata dai segnali che predicono l’arrivo del cibo. Si sono quindi chiesti, in questo studio, se queste stesse cellule potessero modulare il condizionamento alla paura, l’apprendimento di associazioni tra segnali neutri ed eventi spiacevoli.


Hanno scoperto che i neuroni non sono coinvolti nell’apprendimento della paura nei ratti, se gli stessi animali però precedentemente vengono ricompensati per delle azioni particolari, quindi fanno un’esperienza di ricompensa, questi neuroni diventano importanti nell’apprendimento della paura. Svolgono quindi un ruolo dipendente dall’esperienza nel facilitare la formazione di ricordi.

“È interessante notare”, scrivono gli autori, “che l’inibizione di questi neuroni ha migliorato, paradossalmente, l’apprendimento di informazioni sensoriali neutre, indipendentemente dall’esperienza precedente”. E aggiungono: “questo suggerisce che i neuroni GABAergici dell’ipotalamo laterale normalmente si oppongono all’apprendimento di informazioni irrilevanti”.


Questi risultati, commenta in un articolo, sempre pubblicato su Nature Neuroscience, Stan B. Floresco del dipartimento di psicologia dell’University of British Columbia, “forniscono una notevole dimostrazione di come l’esperienza precedente (in questo caso, una storia di apprendimento della ricompensa) possa riorganizzare il reclutamento di circuiti neurali per facilitare l’apprendimento successivo degli eventi avversi”.


Fonte: Nature Neuroscience