L’impatto del conflitto in Ucraina sui pazienti malati di cancro

Dall’inizio della guerra, The Lancet dedica una serie di articoli alla crisi umanitaria e sanitaria in Ucraina. Un recente editoriale del Lancet Oncology è dedicato all’impatto del conflitto sulla cura dei pazienti con cancro.

Solo nel 2020 sono stati diagnosticati, in Ucraina, 160.000 nuovi casi di cancro e il Paese ha uno dei più alti tassi di mortalità per cancro infantile a livello globale. Questa situazione peggiorerà sicuramente a causa del conflitto in corso. L’Oms stima che almeno 3,8 milioni di ucraini colpiti dalla crisi necessitino di servizi sanitari e che i malati di cancro siano particolarmente vulnerabili poiché la guerra potrebbe portare all’interruzione delle cure.

“Le reti oncologiche dell’Ucraina, che erano già frammentate, sono ora concentrate sull’evacuazione dei pazienti nell’ovest del paese, dove i centri oncologici sono ancora relativamente sicuri e operativi”, scrivono gli autori. In ogni caso, anche se le strutture chiave rimarranno disponibili, ci saranno nuove priorità sanitarie in competizione, comprese le emergenze e i traumi causati dalle operazioni militari. Inoltre, mentre i combattimenti continuano, l’accesso ai servizi sanitari essenziali, tra cui diagnostica, chemioterapia e radioterapia, sarà probabilmente interrotto a causa del deterioramento delle infrastrutture e dell’accesso alle forniture. Molte delle strutture sanitarie del paese, incluso il National Cancer Institute, si trovano a Kiev, che è uno dei principali obiettivi militari e politici della Russia. Le forniture di acqua ed elettricità sono state interrotte, prevale l’insicurezza alimentare e ci sono barriere all’accesso a farmaci antitumorali e altri medicinali, ossigeno, attrezzature mediche, emoderivati, merci deperibili e personale medico specializzato perché il trasporto aereo è sospeso e le strade sono impraticabili.

Gli autori considerano anche la necessità di continuare a fornire cure per il cancro ai rifugiati che dall’Ucraina arrivano in altri Paesi, ma sottolineano anche tutte le difficoltà nel mantenere una continuità delle cure: molti rifugiati non avranno con sé l’identificazione o le cartelle cliniche aggiornate; potrebbero esistere anche barriere linguistiche e, se le cartelle cliniche sono disponibili, dovranno essere tradotte in modo rapido e accurato; i regimi di trattamento prescritti in Ucraina potrebbero non essere disponibili nel Paese di destinazione del paziente e, sebbene la maggior parte dei paesi europei abbia accettato di fornire assistenza sanitaria gratuita ai rifugiati, l’offerta varierà in base alla capacità dei servizi disponibili e alle linee guida terapeutiche prevalenti in atto nei paesi ospitanti.

L’Oms ha convocato partner regionali, nazionali e internazionali per sostenere una risposta immediata e coordinata per garantire che il maggior numero possibile di pazienti affetti da cancro continui a ricevere cure salvavita, sia che rimangano in Ucraina sia che siano fuggiti in altri Paesi. 

Fonte: Lancet Oncol. 2022 Mar 11:S1470-2045(22)00149-8. doi: 10.1016/S1470-2045(22)00149-8.

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