Linfoma mantellare: il trapianto di cellule staminali migliora la sopravvivenza

Il linfoma a cellule mantellari è una malattia maligna in cui un trattamento intensivo può prolungare la vita. In un nuovo studio, gli scienziati dell’Università di Uppsala e di altre università svedesi dimostrano che le persone con linfoma a cellule mantellari non sposate o con un basso livello di istruzione vengono trattate meno spesso con un trapianto di cellule staminali, il che può comportare una minore sopravvivenza. I risultati sono stati pubblicati dalla rivista scientifica Blood Advances.


I pazienti con diagnosi di linfoma a cellule mantellari (MCL) in cui la malattia si è diffusa ricevono un trattamento intensivo con farmaci citotossici e trapianto di cellule staminali. I ricercatori hanno esaminato quali persone hanno maggiori probabilità di ricevere trapianti e hanno confrontato la sopravvivenza tra i pazienti selezionati per il trapianto rispetto a quelli non selezionati.


Lo studio ha dimostrato che il trapianto prolunga la vita, ma che le persone che non erano sposate o che avevano un livello di istruzione inferiore ricevevano un trapianto meno spesso. “Non sappiamo esattamente perché i pazienti non sposati o meno istruiti abbiano ricevuto trapianti meno spesso, ma possiamo ipotizzare che un minore sostegno sociale, o informazioni inadeguate, possano portare alla paura – sia nel paziente che nel medico – di subire un trattamento impegnativo”, dice Ingrid Glimelius,  che ha condotto lo studio.


La ricerca ha incluso 369 pazienti provenienti da tutta la Svezia, con diagnosi di MCL tra il 2000 e il 2014 e di età compresa tra 18 e 65 anni all’epoca. Tra questi, il 40% non ha subito un trapianto durante il trattamento iniziale. Secondo i ricercatori, questa era una percentuale sorprendentemente alta. “In alcuni casi il trapianto non è consigliabile, per esempio se la persona è troppo malata per tollerare il trattamento. Ma questo studio mostra anche che le persone che non sono state selezionate per un trapianto aveva una sopravvivenza chiaramente inferiore. Ciò suggerisce che il trapianto è una componente molto importante nel trattamento “, dice Glimelius. La mortalità entro 100 giorni dal trapianto era bassa, il che indica anche che si tratta di un trattamento sicuro che probabilmente avrebbe potuto essere considerato più spesso.


Fonte: Blood Adv 2021

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