L’isolamento provoca desiderio di interazioni sociali

Negli ultimi mesi, per la maggior parte del tempo, molti di noi hanno incontrato i propri cari soltanto per via telematica. Sembra che la “frustrazione” che deriva da questo tipo di isolamento sociale attivi gli stessi circuiti neurali del desiderio di cibo quando si ha fame. È quanto suggerisce uno studio condotto dai ricercatori del Picower Institute for Learning and Memory del MIT e pubblicato dalla rivista Nature Neuroscience.

I ricercatori hanno raccolto i dati tra il 2018 e il 2019, prima della pandemia e dei successivi lockdown in tutto il mondo.In uno studio del 2016, i ricercatori del MIT avevano identificato un gruppo di neuroni nel cervello dei topi che si attivavano con la solitudine e generavano una spinta all’interazione sociale dopo un periodo di isolamento. Diversi studi sugli esseri umani hanno dimostrato che essere privati del contatto sociale può portare a disagio emotivo, ma non hanno chiarito la base neurologica di questi sentimenti.

I ricercatori hanno messo a punto un esperimento sull’isolamento sociale confinando in una stanza, da soli, per dieci ore, 40 volontari sani. Non erano autorizzati a usare i loro telefoni, il cibo veniva consegnato da dietro la porta. Ogni interazione era proibita. Persino alla fine delle 10 ore, quando i partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica, sono entrati da soli nel macchinario per l’esame.

“Di solito far entrare qualcuno in una macchina per la risonanza magnetica è un processo che richiede molta interazione sociale. Ci impegniamo per assicurarci che le persone capiscano quello che chiediamo loro, che si sentano al sicuro, che sappiano che siamo lì”, spiega Rebecca Saxe, autrice senior dello studio. “Questa volta invece i soggetti hanno fatto tutto da soli”.

In un altro esperimento gli stessi volontari sono rimasti a digiuno per 10 ore a cui è seguita, anche stavolta, una risonanza magnetica. Durante la scansione i partecipanti osservavano delle immagini: dopo l’isolamento venivano proposte loro foto di persone che interagivano o foto di oggetti neutri, dei fiori per esempio, e dopo il digiuno immagini di cibo o immagini “neutre”.

I ricercatori hanno osservato che dopo l’isolamento, la vista di persone che godono di interazioni sociali porta all’attivazione dei “neuroni del desiderio” nella substantia nigra (una struttura situata nel mesencefalo), proprio come succede con le immagini di cibo dopo un digiuno.

“Le persone in isolamento bramano le interazioni sociali come una persona affamata brama il cibo”, riassume Saxe. “La nostra scoperta corrisponde all’idea intuitiva che le interazioni sociali positive sono un bisogno umano fondamentale e la solitudine acuta è uno stato di avversione che motiva le persone a desiderare ciò che non ha”.

I ricercatori hanno anche scoperto che le risposte all’isolamento variavano a seconda dei livelli di solitudine a cui i participanti erano abituati prima dello studio. Le persone che si sentivano sole nei mesi precedenti alla ricerca provavano un desiderio minore di interazioni sociali. L’isolamento aveva invece un impatto maggiore sul cervello dei soggetti che hanno riferito di avere una vita piena di interazioni sociali soddisfacenti.

I ricercatori hanno anche scoperto che la fame e l’isolamento attivavano ciascuna aree distinte della corteccia cerebrale. Ciò suggerisce che la substantia nigra produce un segnale più generale che rappresenta una varietà di voglie, ci sono poi aree più specializzate per rispondere a diversi tipi di desideri.

Resta da scoprire come l’isolamento sociale influenzi il comportamento delle persone e se il desiderio di interazione possa essere alleviato da interazioni virtuali. Queste questioni sono più attuali che mai.

Fonte: Nature Neuroscience

IT-NON-03393-W-11/2022