Livelli di proteina C reattiva aiutano a valutare gravità colite ulcerosa

Una soglia di livelli di proteina C reattiva maggiori o uguali a 12 mg/L è un’alternativa pratica e sensibile rispetto alla misurazione del tasso di sedimentazione degli eritrociti (ESR) come criterio per valutare l’attività della colite ulcerosa. È quanto evidenziato da uno studio pubblicato sul Journal of Crohn’s and Colitis da un team di ricercatori dell’Università del Queensland di Brisbane, in Australia, guidato da Anthony Croft.

I ricercatori hanno valutato la soglia equivalente a un ESR maggiore di 30 mm/h usando dati da 163 pazienti che si presentavano con colite ulcerosa grave; mentre la coorte di validazione ha compreso altri 128 pazienti. Così, Croft e colleghi hanno visto che una soglia di CRP maggiore o uguale a 12 mg/L portava a un valore predittivo positivo di 85%, con sensibilità del 95% e accuratezza dell’82% e corrispondeva a una soglia di ESR maggiore di 30 mm/h. Inoltre, non c’è stata alcuna differenza statisticamente significativa tra i gruppi, classificati con la misurazione classica del tasso di sedimentazione degli eritrociti o con il nuovo criterio basato su CRP.

Nell’applicare il metodo alla coorte di valutazione, infine, il team ha evidenziato un valore predittivo positivo dell’83% e una sensibilità del 94%. Lo studio dimostra, come concludono gli stessi ricercatori, che quando CRP viene usato per la valutazione dell’attività della colite ulcerosa in fase attiva ha caratteristiche di performance simili ai criteri ESR.

Fonte: J Crohns Colitis (2022) – doi: 10.1093/ecco-jcc/jjac014

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