LMA: i giovani più a rischio di complicanze a lungo termine

I pazienti più giovani affetti da leucemia mieloide acuta (LMA) presentano un rischio elevato di sviluppare diverse complicazioni a lungo termine dopo i trattamenti. È quanto suggerisce uno studio condotto dall’UC Davis Comprehensive Cancer Center, a Sacramento, in California, e pubblicato dalla rivista International Journal of Epidemiology.

I ricercatori hanno analizzato le informazioni provenienti da 1.168 pazienti, di età compresa tra i 15 e i 39 anni, sopravvissuti a questa malattia e trattati dal 1996 al 2012. Hanno così scoperto che, a 10 anni dalla diagnosi, il 26% dei soggetti ha sviluppato una malattia endocrina, il 19% una malattia cardiovascolare, il 7% una malattia respiratoria. Altre complicazioni a lungo termine meno comuni includevano patologie gravi, come un altro tumore. I pazienti con un maggior rischio di sviluppare questi “effetti tardivi” erano coloro che avevano ricevuto un trapianto di midollo osseo (questi presentavano il doppio del rischio), i sopravvissuti ispanici, neri e asiatici e coloro che vivevano in quartieri più poveri al momento della diagnosi.

Secondo i ricercatori, molti fattori possono portare a disparità nelle conseguenze che si porta dietro la malattia tra cui la gestione terapeutica, la risposta del paziente al trattamento, un tumore con mutazioni ad alto rischio, malattie coesistenti e fattori socioeconomici.

In particolare, i pazienti giovani e giovani adulti, in America, subiscono un onere finanziario maggiore, quindi in alcuni casi rinunciano al trattamento e alle visite di follow-up a lungo termine che potrebbero mitigare l’impatto delle complicazioni. Il rischio di effetti tardivi può essere aggravato da abitudini di vita malsane come fumo, consumo eccessivo di alcol, mancanza di esercizio fisico, esposizione al sole non protetta e una cattiva alimentazione.

I risultati di questo studio,secondo i ricercatori, possono aiutare i medici a sviluppare migliori piani di assistenza per ridurre la sofferenza e la morte tra questi pazienti.

Fonte: International Journal of Epidemiology

IT-NON-03327-W-11/2022