L’optoacustica per capire se pelle è disidratata

Alcuni ricercatori hanno dimostrato come l’optoacustica possa essere usata per monitorare il contenuto d’acqua della pelle, una tecnica promettente per sviluppare applicazioni mediche come la gestione dei traumi dei tessuti oppure in cosmetologia.

In questo momento per monitorare la disidratazione esistono metodi elettrici, meccanici e spettroscopici, ma manca una tecnica accurata e non invasiva che fornisca anche l’alta risoluzione necessaria per potenziali applicazioni cliniche.

Nel monitoraggio optoacustico, il tessuto viene irradiato con luce pulsata, che provoca l’espansione termoelastica del bersaglio che assorbe questa luce. Questo bersaglio può essere rilevato nei segnali ad ultrasuoni.

In studi precedenti, la spettroscopia optoacustica ha dimostrato di rilevare l’emoglobina, la melanina e l’acqua, e il team ha deciso di scoprire se questo metodo potesse essere utilizzato sia su modelli di tessuto sia in vivo, sulla pelle reale.

La tecnica è sicura per le applicazioni cliniche perché la quantità di energia assorbita necessaria per il rilevamento del segnale è relativamente piccola. Il vantaggio rispetto ad altri metodi ottici è che basta fornire energia laser in una sola direzione, mentre per rilevare il segnale utilizzando metodi ottici, un raggio di luce deve anche tornare indietro.

I ricercatori hanno costruito modelli di pelle per simulare il gonfiore sotto lo strato superiore dell’epidermide, usando l’acqua. Hanno anche testato il loro rivelatore optoacustico su polsi umani senza edema. I dati che hanno ottenuto sono stati in accordo con quelli pubblicati in precedenza sul contenuto di acqua della pelle, e il team è stato in grado di identificare le lunghezze d’onda ottimali per il monitoraggio della disidratazione.

In futuro, i ricercatori vorrebbero condurre esperimenti simili in vivo su edema reale e aumentare il numero delle diverse lunghezze d’onda utilizzate per la generazione del segnale optoacustico.

Fonte: Journal of Biophotonics