Malattia di Lyme: nuove linee guida favoriscono test anticorpali

Le nuove linee guida sulla malattia di Lyme pongono una forte enfasi sui test anticorpali per la valutazione delle sindromi reumatologiche e neurologiche.

Come affermato dal coautore Jeffrey Rumbaugh dell’American Academy of Neurology, a livello diagnostico si raccomanda il test anticorpale, meglio ancora se effettuato sul fluido cerebrospinale piuttosto che sul siero, mentre si sconsiglia la PCR nel fluido cerebrospinale.

Si tratta della prima volta che Infectious Diseases Society of America, AAN ed American College of Rheumatology collaborano su linee guida congiunte su questa patologia. Esse sono incentrate su manifestazioni neurologiche, cardiache e reumatologiche.

Secondo quanto raccomandato, i regimi di test dipendono dai sintomi di presentazione. In genere i soggetti con un rash cutaneo suggestivo di malattia in fase precoce, necessitano di una diagnosi clinica piuttosto che di test di laboratorio.

Le indicazioni sull’artrite di Lyme supportano le precedenti linee guida IDSA del 2006. Per valutare una potenziale artrite di Lyme si preferisce il test anticorpale sierico alla PCR o alle colture ematiche o di fluidi sinoviali, ma se si valuta un paziente sieropositivo, e si necessita di ulteriori informazioni per le scelte terapeutiche, si raccomanda la PCR.

Il fluido sinoviale può essere esaminato tramite PCR, ma la sensibilità è in genere inferiore rispetto a quella sul siero, ed inoltre la coltura dei fluidi articolari o di tessuto sinoviale per le spirochete di Lyme ha una sensibilità dello 0% e quindi si preferiscono i test anticorpali alla PCR.

Essi sono raccomandati anche per l’identificazione della neuroborreliosi nel sistema nervoso centrale o periferico. Nonostante la recente popolarità della PCR in ospedali e laboratori, con la malattia di Lyme i test anticorpali sono preferibili. Gli studi hanno dimostrato che la maggior parte dei pazienti con malattia di Lyme neurologica anche in stadio precoce risultano sieropositivi ai test anticorpali convenzionali al momento della presentazione clinica iniziale, e che la produzione di anticorpi intratecali altamente specifica per il coinvolgimento del sistema nervoso centrale.

Se effettuato correttamente, il test anticorpale è sia sensibile che specifico per la malattia di Lyme neurologica, mentre la sensibilità della PCR effettuata sul fluido cerebrospinale è del 5-17%, e peraltro essa non è sensibile neanche nel siero, per cui non è raccomandata.

I test anticorpali andrebbero effettuati in presenza di disturbi neurologici acuti come la meningite, radiculoneuriti dolorose, mononeuropatie multiple, evidenze di infiammazione della spina dorsale o del cervello o miocarditi o pericarditi acute di natura ignota nel contesto epidemiologico appropriato.

I test invece non sono raccomandati nei pazienti con tipica SLA, sclerosi multipla recidivante-remittente, morbo di Parkinson, demenza o declino cognitivo, attacchi epilettici di nuova insorgenza, altre sindromi neurologiche oppure in mancanza di un’anamnesi epidemiologica che supporterebbe una diagnosi di malattia di Lyme, nonché nei pazienti con cardiomiopatie croniche di causa ignota.

I ricercatori infine raccomandano un impiego giudizioso dell’ECG per lo screening della cardite di Lyme, indicato soltanto nei pazienti con segni o sintomi di questa condizione.

In ogni caso, i pazienti a rischio di gravi complicazioni cardiache o che ne mostrano segni o sintomi dovrebbero essere ricoverati e monitorati mediante ECG.

Fonte: Clin Infect Dis online 2020

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