Malattia di Parkinson: nuovi approfondimenti sui problemi visivi

I problemi visivi sono significativamente più comuni nei pazienti con Malattia di Parkinson, e influenzano negativamente la qualità della vita del paziente durante le attività quotidiane.

Lo dimostra uno studio condotto su più di 1000 pazienti i cui dati enfatizzano la grande necessità di una consapevolezza di gran lunga maggiore sui debilitanti disturbi oculari che si presentano comunemente in questi pazienti, sia da parte dei medici, sia degli stessi pazienti e del personale assistenziale, come affermato dall’autore Carlijn Borm della Radboud University di Nijmegen.

I risultati aggiungono nuove conoscenze sulla prevalenza di un’ampia gamma di sintomi oculari, e soprattutto sull’effetto di questi sintomi sulla funzionalità nella vita quotidiana. Era stato precedentemente suggerito che la Malattia di Parkinson causi sintomi correlati a cambiamenti negli occhi o nelle palpebre, che includono la percezione visiva: sfortunatamente questo dato è stato traslato bene nella pratica clinica, in cui i sintomi oftalmologici sono spesso sotto-riportati e trascurati.

Nei pazienti con Malattia di Parkinson ciò è particolarmente indesiderabile, in quanto essi tipicamente hanno problemi con i movimenti guidati internamente e con il controllo posturale, il che verrebbe compensato guidando i movimenti tramite la vista.

Poco è noto sulla frequenza e sulla portata dei sintomi oculari e sul loro effetto nella vita di ogni giorno in questi soggetti, ma dato che quasi l’80% dei problemi visivi al mondo è trattabile o prevenibile, il riconoscimento precoce di questi problemi è fondamentale.

Il trattamento di questi disturbi potrebbe portare ad una maggiore indipendenza, migliorare la qualità della vita e possibilmente garantire una riduzione di cadute e fratture. Potrebbe dunque essere necessario introdurre uno screening di routine: il questionario VIPD-Q potrebbe aiutare ad identificare i sintomi oftalmologici che passerebbero altrimenti inosservati, consentendo consulti  e trattamenti tempestivi, ma è necessario altro lavoro per ottimizzarlo al fine di farne uso nello screenning.

Fonte: Neurology online 2020