Medici di famiglia. Fimmg: “Oggi lavoriamo 60 ore a settimana.“

“Con modello proposto da Governo e Regioni meno ore e più costi per Ssn”

La Fimmg difende la convenzione, boccia la dipendenza e storce il naso rispetto alla proposta che Governo e Regioni stanno elaborando e che rappresenta nei fatti un ibrido sulla falsa riga del modello della specialistica ambulatoriale. In audizione in commissione Igiene e Sanità del Senato il principale sindacato risponde punto su punto alle critiche evidenziando come “dopo che fu emanato il Dm 70/2015 sugli standard ospedalieri non furono fatti investimenti sul territorio”.
 
“Il nostro accordo come modello base ha quasi 20 anni – ha affermato Claudio Cappelli del centro studi Fimmg – e certamente ha dei limiti ma anche delle grandi potenzialità che laddove in questi anni sono state valorizzate ha portato a buoni risultati. Il nostro contratto dice che dobbiamo tenere aperto il nostro studio minimo per 15 ore settimanali ma questo orario può essere esteso senza limiti. Poi è prevista l’attività territoriale con una reperibilità che copre dalle ore 8 alle 20 dei giorni feriali. Alla luce di ciò la nostra attività è di 60 ore settimanali. Se dovessimo diventare dipendenti passeremo a 38 ore settimanali di cui massimo 20 ore studio 12 di attività territoriali e 6 presso le case della comunità”

 
Con la dipendenza “verrebbero ridotti gli orari di servizio e poi ci sarebbe un problema di sostenibilità. Ad oggi le Asl conoscono tutti i costi già all’inizio dell’anno. Con la dipendenza il medico riceve un emolumento ma poi la Regione deve pagare tutti gli altri costi dei fattori di produzione. Per esempio ad oggi gli aumenti delle bollette ricadono solo sul Mmg, non c’è tredicesima, ci paghiamo il sostituto”, ha spiegato il vice segretario nazionale Fimmg Domenico Crisarà.
 
“Per noi – ha spiegato – va rivista la questione della quota capitaria che è troppo rigida perché c’è il paradosso che i medici che si organizzano paradossalmente hanno un guadagno inferiore”.
 
Altro tema toccato è quello dello scarso apporto dei mmg sulle vaccinazioni anti Covid: “Noi per quanto riguarda le vaccinazioni siamo stati tenuti ai margini. Non abbiamo mai avuto gli elenchi di chi si è vaccinato o di chi non l’ha fatto. Si è preferito fare gli hub o affidarle a soggetti terzi. Nella mia regione (Veneto) in due anni sono stato convocato solo una volta”.

Per quanto riguarda la formazione Crisarà ha ricordato “che 5 anni fa fummo promotori di un emendamento alla manovra che fu bocciato e che prevedeva la costituzione di una specialità universitaria ma con un ambito specifico in medicina generale. Non abbiamo pregiudizi ideologici, ma prima di pensare ad una specialità bisognerebbe pensare ad un corso specifico in medicina generale negli ultimi due anni di laurea e questo aprirebbe ad una prospettiva anche di ricerca a docenza dei mmg”.

IT-NON-06448-W-02/2024