Migliorare i modelli di previsione del rischio di carie

L’odontoiatria è entrata nell’era della medicina personalizzata e di precisione, nella quale l’individuazione di gruppi, soggetti o anche superfici dentali sulla base del rischio di carie è divenuta una realtà mirata a rispondere alla distribuzione irregolare della malattia.

Il migliore approccio per determinare la prognosi di un paziente si basa sullo sviluppo di modelli di previsione del rischio di carie (CRPM). Un modello ideale dovrebbe essere delineato e convalidato in modo da discriminare fra soggetti che svilupperanno la malattia e pazienti che non lo faranno, e fornirebbe un calcolo accurato del rischio assoluto del paziente, ma le evidenze suggeriscono la necessità di migliorare gli standard metodologici ed incrementare la costanza nel modo in cui i CRPM vengono sviluppati.

Infatti, per quanto siano disponibili vari strumenti per la previsione del rischio di carie, la maggior parte di essi non viene comunemente usata nella pratica clinica, né influenza le scelte terapeutiche, e la scelta si basa spesso su evidenze di qualità elevata.

La ricerca proporrà modelli che diverranno sempre più complessi, incorporando fattori ad elevata valenza prognostica come i marcatori genetici e microbici.

I dati massivi ed i metodi predittivi analitici diverranno parte dei nuovi approcci all’identificazione di fattori predittivi promettenti con la capacità di monitorare il rischio del paziente in tempo reale.
Successivamente l’implementazione di CRPM convalidati ed accurati farà uso di un design incentrato sull’utente che rispetti la dinamica medico-paziente, senza alcuna interruzione del flusso di lavoro clinico, e dovrà operare a bassi costi.

La stima del rischio risultante dovrà essere presentata al paziente in modo comprensibile, così da determinare cambiamenti comportamentali ed informare in modo efficace il processo decisionale sanitario, allo scopo ultimo di migliorare gli esiti della carie.

La ricerca su questi aspetti tardivi è comunque ampiamente carente, e per questo è altamente necessaria in campo odontoiatrico. 

Fonte: J Dent Res 2020