Miniviti nei denti posteriori: valutazione cefalometrica del morso aperto

Il morso aperto anteriore è una delle malocclusioni più difficili da trattare in ortodonzia, con un tasso di recidiva molto elevato. L’eziologia è spesso multifattoriale e include componenti abituali, abitudini della lingua e delle labbra, ostruzione delle vie aeree, allergie, problemi del setto, tonsille e adenoidi ingrossate, problemi neurologici, problemi dentali e anomalie della crescita scheletrica. Attraverso uno studio si è quindi voluta indagare l’efficacia delle miniviti ortodontiche per l’ancoraggio scheletrico durante il trattamento del morso aperto anteriore mediante radiografie cefalometriche.

Il campione di studio ha incluso 20 pazienti con morso aperto anteriore su cui, utilizzando catene elastiche con ancoraggio da minivite palatale a una stecca occlusale che copre i denti mascellari posteriori, è stata applicata una forza pari a 250 g. I cefalogrammi sono stati quindi ottenuti all’inizio del trattamento quando l’apparecchio è stato applicato per la prima volta e alla visita di 8 mesi al termine del trattamento. Inoltre, i test t accoppiati sono stati utilizzati per identificare differenze statisticamente significative tra le misurazioni iniziali e finali dei parametri scheletrici e dentali.

I risultati hanno evidenziato come una diminuzione di 2,72 ± 1,90° nell’angolo SN-GoGn e di 3,63 ± 1,87 mm nel parametro dell’altezza anteriore (N-Me) nelle valutazioni cefalometriche indicassero un miglioramento significativo delle dimensioni facciali aumentate verticalmente, con l’intrusione dei denti posteriori mascellari. La rotazione anteriore della mandibola, invece, è stata determinata da un aumento di 1,76 ± 1,09° nell’angolo SNB e da una diminuzione di 1,86 ± 0,90° nell’angolo ANB; mentre le riduzioni della quantità di morso aperto di 5,8 ± 0,90 mm, Mx6-SN di 4,00 ± 1,01 mm e Mx6-PP di 4,01 ± 1,00 mm erano indicative di un’intrusione significativa nei denti posteriori mascellari.

La ricerca ha confermato che la minivite palatale e lo splint occlusale mascellare hanno portato ad un’intrusione dei denti posteriori mascellari, una diminuzione del morso aperto anteriore e l’avanzamento mandibolare, con rotazione anteriore dopo l’intrusione posteriore mascellare. Il metodo di trattamento utilizzato è stato perciò valutato come adatto e appropriato davanti a pazienti che presentavano malocclusioni di Classe I/Classe II lieve e anomalie del morso aperto.

Fonte: American Journal of Orthodontics and Dentofacial Orthopedics -https://doi.org/10.1016/j.ajodo.2020.11.033

(https://www.ajodo.org/article/S0889-5406(21)00101-3/fulltext)

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