Musica efficace nell’epilessia

L’esposizione a toni uditivi opportunamente manipolati nella musica potrebbe offrire un’opzione non invasiva per ridurre gli attacchi nei soggetti con epilessia refrattaria.

Questa terapia innovativa regola l’attività epilettiforme interictale anomala (EA) nei pazienti in cui altri trattamenti come la terapia farmacologica hanno fallito, e risulta particolarmente efficace nei soggetti con un tasso iniziale di picchi interictali elevato.
In questi pazienti è stato dimostrato che gli stimoli specificamente creati per un esperimento condotto su 4 soggetti hanno un effetto maggiore sulla frequenza dei picchi, come affermato dall’autrice Grace Leslie del Georgia Institute of Technology di Atlanta.

Circa il 40% dei pazienti epilettici è resistente ai farmaci antiepilettici. Per quanto diverse tecniche di neuromodulazione possano ridurre l’IEA, queste opzioni tendono ad essere invasive ed includono resezioni chirurgiche, impianti di dispositivi di neuromodulazione DBS e stimolazione del nervo vago (VNS).


I toni uditivi a bassa frequenza sono stati precedentemente testati nelle malattie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer, con un certo successo nell’alleviare la patologia connessa alla malattia.
Il meccanismo alla base dei loro benefici terapeutici sono rimasti ignoti, per quanto siano state proposte diverse teorie, come per esempio la possibilità che essi migliorino il flusso ematico in determinate aree cerebrali e reclutino cellule ematiche utili.


Nel campo dell’epilessia sussistono evidenze limitate sul modo esatto in cui i toni bassi migliorino gli attacchi. Si presume che essi aiutino a ridurre i picchi interictali, ma le ricerche attualmente in corso stanno esplorando i potenziali meccanismi fisiologici alla base di questi benefici.

Uno dei prossimi passi consisterà nell’accertare se possano derivare ulteriori benefici da un’esposizione più persistente a questi toni, ma il presente studio fa progredire la comprensione dell’intricata relazione sussistente fra musica ed epilessia, e genererà conoscenze critiche per le future applicazioni della neuromodulazione sensoriale non invasiva.

I ricercatori presumono che diverrà possibile comporre, manipolare e convalidare scientificamente nuovi tipi di musica che apporteranno salute e benessere per i pazienti entro 5-10 anni, e diverrà probabilmente possibile prescrivere interventi musicali per rispondere alle necessità specifiche del paziente.Alcuni esperti si domandano se anche prestare semplicemente attenzione a qualcosa possa avere un effetto anti-IED a breve termine, e sussiste incertezza anche su cosa accada esattamente a seguito della sospensione dello stimolo uditivo. 


Fonte: American Epilepsy Society (AES) 2019 Annual Meeting