Nefropatie acute nel paziente critico: sicuro rimandare la dialisi

Con l’eccezione delle indicazioni d’urgenza e mantenendo uno stretto monitoraggio del paziente, il ritardo della terapia di sostituzione renale (RRT), come l’emodialisi, nei pazienti critici con nefropatie acute gravi non peggiora la sopravvivenza a breve termine, e non è associato ad alcun incremento degli eventi negativi, il che significa che potrebbe essere praticato in sicurezza, come emerge da una  revisione di 9 studi effettuata da Stephane Gaudry del Louis-MourierHospital di Columbus.

Le condizioni cliniche complessive e le complicazioni pericolose per la sopravvivenza delle nefropatie acute andrebbero tenute in considerazione nel decidere se procedere con le RRT o ritardarne l’introduzione.

Per quanto le RRT vengano spesso impiegate nella gestione delle nefropatie acute gravi nei pazienti critici, esse possono essere associate a complicazioni e pertanto la tempistica appropriata della loro introduzione è stata oggetto di un intenso dibattito.

Secondo i risultati dello studio, in assenza di urgenti indicazioni come le complicazioni metaboliche pericolose per la sopravvivenza, l’introduzione delle RRT può essere demandata in sicurezza, e dato che questo ritardo potrebbe portare ad una riduzione dell’uso di queste terapie, questo approccio per definizione potrebbe apportare il beneficio di risparmiare risorse sanitarie.

Le ricerche future dovrebbero tentare di raccogliere ulteriori dati nei sottogruppi allo scopo di determinare potenziali differenze negli effetti della temporizzazione delle RRT.

Le nefropatie acute sono patologie eterogenee con diverse cause di base e processi fisiologici variabili, e quindi sussiste sempre un sottogruppo di pazienti che potrebbe trarre beneficio da una RRT precoce.
Lo studio STARRT-AKI di prossima pubblicazione, condotto su circa 3000 pazienti dovrebbe fare chiarezza su questo punto in presenza o assenza di sepsi. 

Fonte: Lancet online 2020

IT-NON-02199-W-05/2022