Nefropatie croniche: importanza del rapporto creatinina/albumina

E’ stata sviluppata un’equazione per prevedere il rapporto albumina/creatinina nelle urine (ACR) a partire dal rapporto proteine/creatinina nelle urine stesse (PCR) e dal contenuto proteico alla striscia reattiva.

L’ACR previsto ha dimostrato una buona performance nello screening e nella stadiazione delle nefropatie croniche, nonché a livello prognostico nell’arco di 2 anni all’interno dell’equazione di rischio di insufficienza renale a 4 variabili (KFRE).

L’ACE urinario rappresenta il metodo preferenziale per misurare l’albuminuria, ma se l’ACR non è disponibile, l’ACR previsto in base al PCR o al dipstick potrebbe risultare utile a scopo di screening, stadiazione e prognosi.

Come affermato da Morgan Grams della Johns Hopkins University di Baltimora, che ha sviluppato l’equazione a partire da 12 studi e 21 casistiche cliniche, la misurazione dell’ACR urinario rappresenta lo standard di riferimento per la quantificazione dell’albuminuria, ma talvolta gli esami delle proteine totali o i dipstick urinari semiquantitativi possono essere impiegati al suo posto per via dei costi ridotti o di altre considerazioni; tuttavia il modo di correlare questi diversi parametri relativi all’albuminuria nella pratica clinica e nei contesti di ricerca è incerto.

Sono state citate alcune stime grossolane nelle linee guida ed in singoli studi che hanno esaminato l’associazione fra parametri alternativi del contenuto proteico urinario ed ACR urinario, ed il presente studio ne costituisce una meta-analisi atta a sviluppare il fattore di conversione più solido possibile.

Il processo è molto rapido e semplice da usare in ambito clinico. Si inserisce il valore del PCR o del dipstick insieme al sesso del paziente, e poi è disponibile anche l’opzione di segnalare la presenza di diabete o ipertensione, anche se non è necessariamente richiesto.

E’ importante evidenziare che il valore di conversione è una stima, e che il valore più preciso per l’albuminuria si otterrebbe con la misurazione diretta dell’ACR. Lo strumento, pubblicato sul web, enfatizza questa incertezza segnalando l’intervallo di previsione, ossia il range di valori entro il quale il 95% il valore di ACR urinario corrispondente ricadrebbe.

Secondo gli esperti, comunque, le implicazioni di un’equazione accurata e ad elevata performance per la stima dell’ACR sono immense. I costi dei reagenti per misurare le proteine sono considerevolmente inferiori a quelli dei reagenti per misurare l’albumina, e pertanto è altamente probabile che in alcuni sistemi sanitari siano disponibili soltanto PCR o dipstick.

In questo contesto, l’uso delle equazioni di conversione a partire da PCR o dipstick, economici e largamente disponibili, fornisce a medici e pazienti provenienti da zone economicamente disparate l’accesso a strumenti come il KFRE.

Per quanto la misurazione dell’ACR non sia ubiquitaria in tutti i sistemi sanitari e non sia disponibile in tutti i contesti di ricerca, le equazioni di stima dell’ACR come quella proposta potrebbero favorire sia la ricerca che l’assistenza clinica. 

Fonte: Ann Intern Med online 2020

IT-NON-02651-W-07/2022