Neuroblastoma: il possibile ruolo dei mitocondri nello sviluppo

Gli scienziati del St. Jude Children’s Research Hospital, Memphis, hanno condotto un’analisi genetica completa del neuroblastoma, identificando così i processi che potrebbero essere alla base di uno dei tumori solidi più comuni dell’infanzia. I risultati sono stati pubblicati dalla rivista Nature Communications.

Per lo studio sono stati sequenziati il genoma, l’esoma e il trascrittoma di 702 campioni di neuroblastoma, 23 provenivano da pazienti con tumore recidivante. I ricercatori sapevano che i livelli di specie reattive dell’ossigeno, molecole prodotte nei mitocondri che danneggiano il Dna, sono particolarmente elevati nel neuroblastoma. L’analisi ha rivelato un’associazione tra i neuroblastomi e una mutazione del cromosoma 17, in un gene che codifica per delle proteine espresse nei mitocondri. 
Gli scienziati pensano quindi che la maggiore produzione di specie reattive dell’ossigeno, che alimenta la crescita del tumore e la resistenza ai farmaci, potrebbe essere dovuta a difetti delle proteine mitocondriali.

Lo studio ha portato ad “una comprensione più profonda delle alterazioni che guidano il neuroblastoma, incluso il modo in cui i tumori si formano, progrediscono e rispondono alla terapia”, ha sottolineato Michael Dyer, a capo del St. Jude Department of Developmental Neurobiology e ricercatore dell’Howard Hughes Medical Institute, che ha co-diretto lo studio. “Questa è la base per la ricerca traslazionale del futuro”.

Il neuroblastoma ha origine dai neuroblasti (cellule nervose fetali) che non riescono a maturare normalmente. Rappresenta il 7-10% dei tumori infantili e il 50% dei tumori dei neonati. Il trattamento e gli esiti variano ampiamente in base all’età del paziente: la sopravvivenza nei pazienti più giovani (di età inferiore ai 18 mesi) è attorno al 95%, nei più anziani ad alto rischio, del 50% circa.

L’analisi del genoma del tumore ha fatto anche emergere una correlazione tra mutazioni ed età d’insorgenza della patologia. I geni MYCN e TERT sono alterati, in genere, nei pazienti di età pari o inferiore a 3,8 anni, mentre le mutazioni di ATRX sono più frequenti nei bambini con un’età media di 5,6 anni

MYCN o ATRX sono potenti driver del neuroblastoma, tuttavia, hanno scoperto i ricercatori, i due geni non sono mai mutati contemporaneamente. Secondo Dyer questo avviene perché le mutazioni di MYCN e ATRX inducono entrambe uno stress ossidativo e, se combinate, potrebbero essere letali per le cellule tumorali.

L’analisi di un elevato numero di campioni ha permesso di identificare anche delle alterazioni correlate al neuroblastoma ma meno comuni, come le mutazioni nei geni FGFR1 e ALK, che potrebbero essere valutate, in studi successivi, per lo sviluppo di farmaci di precisione.

Fonte: Nature Communications

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