Nuovo strumento clinico predice idoneità reni donati

Il rapporto fra due proteine facilmente dosabili dalle urine dei donatori di rene deceduti può aiutare a predire il livello di idoneità del rene donato una volta trapiantato in un ricevente.

Aiutando a determinare in anticipo il grado di successo del trapianto di rene, questo strumento clinico potrebbe ampliare il pool dei reni provenienti da donatori deceduti disponibili al trapianto, il che comprende reni che hanno affrontato nefropatie acute.

Come affermato da Chirag Parikh della Hohns Hopkins University di Baltimora, autore di uno studio che ha coinvolto 1.298 donatori e 2.430 riceventi, il rapporto fra ureomodulina ed osteopontina nelle urine del donatore deceduto, se pari o inferiore a 3, indica che il rene è adatto al trapianto e presenta una maggiore probabilità di rimanere sano e funzionare a lungo dopo il trapianto.

Queste due proteine vengono spesso valutate nel contesto delle nefropatie acute e di altre patologie renali. Il loro effetto biologico varia dalla riparazione cellulare alla formazione di cristalli nei reni, passando per l’attivazione delle cellule immuni.

Lo studio ha accertato che l’osteopontina risulta incrementata nel contesto delle nefropatie acute del donatore, ma risulta associata ad un minor rischio di insufficienza del trapianto nel ricevente, mentre l’ureomodulina risulta ridotta nel contesto delle nefropatie acute, ma risulta associata da un incremento del rischio di funzionalità ritardata ed insufficienza del trapianti.

Nell’insieme l’equilibrio nelle urine di queste proteine potrebbe non soltanto fornire informazioni dettagliate sulla qualità del trapianto che vanno al di là della creatinina sierica, ma anche caratterizzare il potenziale di ripresa di un rene a seguito di fluttuazioni della creatinina sierica prima della raccolta.

Attualmente negli USA l’80% dei pazienti nella lista d’attesa attende un rene, ed il tasso nazionale di rifiuto di organi donati è del 18%, ma per i reni con nefropatie acute è del 30%.

I ricercatori hanno precedentemente riportato che lo status di nefropatia acuta dei reni donati non è associato all’insufficienza del trapianto, per quanto il numero di pazienti che hanno ricevuto questi organi e vanno incontro ad insufficienza ritardata è lievemente aumentato.

Dato che i reni con nefropatia acuta da donatori deceduti presentano tassi di sopravvivenza simili a quelli non caratterizzati dalla nefropatia acuta, i ricercatori suggeriscono che la comunità dei trapianti rivaluti la possibilità di impiegare più efficacemente i reni con nefropatie acute derivanti da donatori senza sostanziali comorbidità attualmente scartati.

Fonte: Transplantation online 2020

IT-NON-02873-W-09/2022