Obesità non si associa ad aumento attività IBD nei bambini

I bambini che soffrono di obesità o che sono sovrappeso, con una nuova diagnosi di malattie infiammatorie intestinali (IBD), non sembrano andare incontro a un peggioramento della malattia a un anno dalla diagnosi rispetto a chi è normopeso. È la conclusione cui è arrivato un team americano, guidato da Animesh Jain, dell’Università della Carolina del Nord (USA), che ha pubblicato una ricerca sull’American Journal of Gastroenterology.

Il gruppo ha raccolto dati in modo retrospettivo usando un registro di bambini con IBD e che si erano sottoposti ad almeno una visita di follow-up dopo 12-18 mesi dalla diagnosi. I pazienti sono stati classificati in base al peso, in tre gruppi: normopeso, sovrappeso e con obesità.

In totale, sono stati considerati 4.972 bambini, di cui il 70% circa era affetto da malattia di Crohn. Rispetto ai normopeso, i bambini in sovrappeso e con obesità non avevano un peggioramento dell’attività della malattia a un anno, sulla base della valutazione physician’s global assessment (PGA). Tuttavia, i pazienti pediatrici con obesità avevano un modesto peggioramento della malattia valutata attraverso gli indici specifici per la malattia di Crohn (sPCDAI), mentre nei bambini con colite ulcerosa non c’erano differenze a livello di attività della malattia, a un anno, sia con la valutazione PGA che con l’indice specifico PUCAI.

 Fonte: Am J Gastroenterol (2022) – doi: 10.14309/ajg.0000000000001803 (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35470288/)

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