Ostruzione giunzione uretropelvica: promettente nuovo biomarcatore

Un pannello di 5 proteine si è dimostrato promettente come biomarcatore di danno renale nell’ostruzione della giunzione uretropelvica (UPJO).

Come affermato da Linda Shapiro dell’Università del Connecticut, autrice di uno studio condotto su 43 pazienti, i ricercatori iniziano a sperare di aver trovato un metodo per valutate in modo non invasivo il danno renale a carico del paziente in risposta a questo specifico tipo di insulto, in quanto attualmente non esiste alcun metodo del genere.

Per quanto l’ecografia possa aiutare ad identificare i pazienti con UPJO, in alcuni casi prima della nascita l’ingrossamento del rene non indica necessariamente la presenza di un’ostruzione.

I pazienti tipicamente vengono sottoposti ad uno studio di medicina nucleare noto come MAG3 per chiarire la diagnosi, ma il test è invasivo ed i risultati sono spesso equivoci, il che richiederebbe la ripetizione dell’esame stesso.

Nel presente studio la maggior parte dei pazienti risultava positiva ad almeno 3 delle 5 proteine testate, e nessuno dei soggetti di controllo ne presentava più di una.

Il campione non era molto ampio, ma il test è risultato efficace e dallo studio è stato poi sperimentato su altri 40 pazienti.
Da un punto di vista clinico, se questa combinazione di proteine risulta elevata, il rene è attualmente ostruito e non sta filtrando bene, il che dà luogo ad infiammazione e danni.

Dato che il test è stato effettuato su urine vescicali, i campioni possono essere raccolti in modo non invasivo, e tramite l’uso di modelli basati sull’intelligenza artificiale possono essere incorporati nell’esame altri marcatori fisiologici come l’ipertensione.

Questo esame potrebbe potenzialmente eliminare la necessità del test MAG3, creando un modo totalmente non invasivo per la diagnosi ed il monitoraggio di questi pazienti, e generando ovviamente anche un enorme risparmio economico. 

Fonte: J Pediatr Urol online 2020

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