Paediatric Strategy Forum: sfide nell’uso delle Car-T

L’European Journal of Cancer ha di recente pubblicato  le riflessioni del Paediatric Strategy Forum sull’uso delle terapie con cellule Car-T per il trattamento dei pazienti oncologici pediatrici.


Lo sviluppo di questi trattamenti per i pazienti con neoplasie ematologiche, in particolare per la leucemia linfoblastica acuta a cellule B, scrivono gli autori, è stato spettacolare. Tuttavia, attualmente, esistono sfide scientifiche, cliniche e logistiche per l’uso delle Car-T in pazienti pediatrici con neoplasie del sangue e tumori solidi.


Sebbene l’effetto sia di durata limitata in circa la metà dei pazienti, le cellule Car-T anti-CD19 producono alti tassi di risposta nella leucemia recidivante/refrattaria e ciò ha evidenziato meccanismi di recidiva precedentemente sconosciuti.


Il trattamento con cellule Car-T come terapia di prima o seconda linea potrebbe anche essere potenzialmente vantaggioso per i pazienti la cui malattia ha caratteristiche ad alto rischio associate a ricadute e fallimento delle terapie convenzionali. Secondo gli autori, è quindi fondamentale identificare i pazienti con recidiva molto precoce, in cui la terapia con cellule Car-T può sostituire il trapianto di cellule staminali ematopoietiche ed essere la terapia definitiva rispetto a quelli in cui fornisce un ponte più efficace al trapianto di cellule staminali ematopoietiche.
Lo sviluppo di approcci per migliorare la persistenza delle cellule potrebbe potenzialmente ottimizzare ulteriormente la terapia.


Gli esperti sottolineano che, in considerazione del numero molto ridotto di pazienti con linfoma recidivante, è necessaria un’attenta priorità per valutare le cellule  Car-T nei bambini affetti da sottotipi di linfoma non-Hodgkin a cellule B pediatrico. Per migliorare l’efficacia della terapia in questa popolazione si dovrebbero valutare bersagli alternativi al CD19.


Sono in corso di sviluppo anche le Car-T per l’AML e l’ALL a cellule T. Attualmente il CD33 e il CD123 sembrano essere i bersagli più promettenti nell’AML e il CD7 nella T-ALL.


Sono stati pubblicati anche iniziali e promettenti risultati in pazienti pediatrici con umori solidi, in particolare con le terapie cellulari mirate a GD2 nel neuroblastoma e nei gliomi del sistema nervoso centrale.


I ricercatori concludono osservando che è fondamentale allineare i requisiti strategici, scientifici, normativi, di tecnologia sanitaria e di finanziamento dall’inizio di una sperimentazione clinica, in quanto si tratta di terapie molto costose. “Il modello per lo sviluppo di terapie cellulari in oncologia pediatrica potrebbe anche comportare un ‘trasferimento in una fase successiva’ all’industria dopo lo sviluppo in contesto accademico. Infine, e cosa molto importante, le strategie devono evolvere per garantire un’adeguata facilità di accesso per i bambini che hanno bisogno e potrebbero beneficiare di queste terapie”.


Fonte: J Cancer. 2021

IT-NON-06170-W-12/2023