Pancreatectomia: centri specializzati dopo intervento non migliorano esiti

Il trasferimento dei pazienti a centri d’esperienza a seguito di una pancreatectomia non migliora gli esiti, come emerge da uno studio condotto su quasi 20.000 pazienti da Mehdi El Amani dell’ospedale universitario di Lille.

E’ stato dimostrato che il trasferimento interospedaliero (IHT) è di beneficio per i pazienti traumatologici e cardiologici, ma sinora non erano disponibili dati su esiti e caratteristiche dei pazienti trasferiti a centri terziari dopo procedure complesse come una pancreatectomia.
Secondo i ricercatori, dopo questi interventi l’esperienza, le risorse ed il volume degli ospedali locali sono elementi essenziali per apportare un’assistenza adeguata al paziente. La centralizzazione della chirurgia pancreatica negli ospedali a grandi volumi potrebbe migliorare gli esiti, ma la complessità e le spese dell’organizzazione del sistema sanitario rendo la centralizzazione irrealistica al momento in un sistema sanitario come quello francese.

Diversi gruppi hanno dimostrato che sono necessarie almeno 40 pancreatoduodenectomie per centro all’anno per ottenere esiti accettabili. Con la differenziazione in corso all’interno della chirurgia pancreatica in chirurgia robotica, chirurgia per tumori pancreatici localmente avanzati, e trattamenti neoadiuvanti la necessità della centralizzazione non fa che crescere, in quanto per ciascuno di questi sottogruppi è richiesto un volume di pazienti annui sufficiente.

Alcuni esperti dunque suggeriscono di indirizzare i pazienti soltanto a centri a volumi elevati per la chirurgia pancreatica che abbiano una struttura preparata per l’assistenza d’urgenza 24 ore su 24.
In quest’ottica i chirurghi che richiedono il trasferimento del paziente dovrebbero essere lodati, perché come chirurghi hanno un contatto stretto con il paziente. La scelta non facile di affidarlo ad altri in un altro ospedale viene effettuata soltanto tenendo a mente il migliore interesse del paziente stesso.

Di fatto però i pazienti trasferiti erano quelli in condizioni peggiori sin dall’inizio, e quindi una buona strategia potrebbe consistere nell’indirizzare questi pazienti ad un centro a grandi volumi già all’atto del ricovero.
Le discussioni sulla centralizzazione di qualunque servizio sanitario dovrebbero essere contestualizzate nell’ambito degli esiti desiderati e dei contraltari che si è disposti ad accettare per ottenere questi esiti.
Si potrebbero indirizzare tutti gli interventi chirurgici ad alto rischio in un singolo ospedale, ma sarebbe necessario considerare quanto si guadagnerebbe in termini di sicurezza del paziente e cosa ciò significherebbe per altri elementi a cui di solito si attribuisce valore, come l’accesso del paziente all’assistenza o l’addestramento dei medici. 

Fonte: Amn Surg online 2020

IT-NON-03057-W-10/2022