Parkinson: l’isolamento potrebbe peggiorare i sintomi

In assenza di interazioni sociali significative, le persone con malattia di Parkinson potrebbero avere un rischio maggiore di sviluppare sintomi gravi della patologia, secondo i risultati di uno studio americano pubblicato dalla rivista di Nature, NPJ Parkinson’s Disease.

La ricerca è durata 5 anni, nel corso dei quali i medici hanno raccolto informazioni sullo stile di vita e le interazioni sociali di 1.500 persone affette da Parkinson. È emerso che i partecipanti che dichiaravano di sentirsi più soli avevano anche uno stile di vita meno sano e una qualità della vita meno buona. I loro sintomi erano più gravi (del 55%) rispetto a quelli dei soggetti che hanno dichiarato di non sentirsi soli. D’altra parte, gli individui che sostengono di avere molti amici presentavano il 21% di sintomi in meno rispetto a quelli con pochi amici o nessuno.

La solitudine, commenta il neurologo Indu Subramanian, uno dei tre autori dello studio, ha un impatto negativo sui sintomi, quanto l’attività fisica esercita un impatto positivo. Di recente i ricercatori hanno inviato alle stesse persone un nuovo sondaggio per scoprire come la pandemia abbia influenzato i loro sintomi. L’isolamento, fondamentale in questa fase, e la solitudine che ne potrebbe derivare, potrebbe rendere ancora più difficile la vita di queste persone.

Possiamo definire tre sfere di interazione sociale: una intima, con il coniuge, una più ampia che consiste nella cerchia di amici e l’appartenenza ad un gruppo con un senso di identità condiviso. “Per le persone con malattia di Parkinson, potrebbe essere un gruppo di supporto o magari qualcosa di simile a un club del libro”, precisa Subramanian.

Per supportare quel senso di identità condiviso durante la pandemia, il neurologo ha avviato un gruppo di supporto virtuale per le persone con malattia di Parkinson, che si riunisce due o tre volte a settimana. “La chiamo ‘prescrizione sociale’, perché prescrivo letteralmente ai miei pazienti di avere una vita sociale attiva”, aggiunge. “Il gruppo è cresciuto ed è internazionale”, conclude, “per alcuni pazienti è l’unico modo per avere una vita sociale”.

Fonte: Nature, NPJ Parkinson’s Disease

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