Pazienti con BPCO: rischio di pertosse grave e l’importanza della vaccinazione

La crisi pandemica ha mostrato con chiarezza l’importanza di proteggere le persone fragili e ha riportato l’attenzione pubblica sul valore della vaccinazione.


Le persone affette da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) sono pazienti fragili, esposti a un maggior rischio di sviluppare complicanze gravi in caso di infezione. L’aggiornamento 2021 delle raccomandazioni GOLD1 per il trattamento e la prevenzione della BPCO ha pertanto dato ancora maggior rilievo alle vaccinazioni per questa categoria di pazienti, in particolare quelle contro influenza, difterite/tetano/pertosse e pneumococco.


La revisione delle raccomandazioni è stata discussa in occasione di un incontro online a cui hanno preso parte l’epidemiologo Vincenzo Baldo, Docente dell’Università di Padova; Giovanni Gabutti, Docente dell’Università di Ferrara; Vanni Galavotti, ASST Mantova; Alberto Papi, Professore di Pneumologia all’Università di Ferrara; Adriano Vaghi, Presidente AIPO (Associazone Italiana Pneumologi Ospedalieri); Alessandro Rossi, Segretario Regionale SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) e Rosita Cipriani, Dipartimento di Prevenzione, ASL di Taranto.


“La prevalenza di BPCO aumenta con l’età, indipendentemente dal fumo di sigaretta e i soggetti affetti sono esposti a un maggior rischio di contrarre malattie infettive e di sviluppare complicanze gravi”, osserva Baldo. Dati epidemiologici provenienti dagli Stati Uniti mostrano un aumentato rischio di contrarre una pertosse grave nei pazienti con BPCO (tre volte maggiore rispetto a quanto osservato nella popolazione generale)2,3.


“Nell’aggiornamento alla guida GOLD abbiamo introdotto le raccomandazioni dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention) a proposito della vaccinazione contro pertosse, tetano e difterite”, osserva Papi, che è anche membro del Gold Science Committee.


Difatti i CDC raccomandano la vaccinazione dTpa negli adulti con BPCO che non sono stati vaccinati durante l’adolescenza, per la protezione nei confronti della pertosse. “Questa vaccinazione fa parte delle misure di gestione iniziale della patologia”. Queste indicazioni devono comunque seguire le raccomandazioni locali.


La prevenzione è particolarmente significativa in un momento in cui, come spiega Gabutti, l’epidemiologia della pertosse è cambiata. Grazie alle vaccinazioni nei bambini sono stati raggiunti importanti tassi di copertura con una riduzione dell’incidenza e della mortalità. Sono dati molto positivi, ma “l’immunità, sia data da un’infezione passata sia quella conferita dal vaccino, è di breve durata e adulti e adolescenti possono reinfettarsi”. Per questo “raccomandiamo il vaccino difterite/tetano/pertosse/polio durante l’adolescenza e poi a intervalli decennali il vaccino difterite/tetano/pertosse nei soggetti a rischio: un richiamo vaccinale ogni 10 anni protegge il paziente cronico respiratorio da episodi infettivi acuti, riduce il rischio di ospedalizzazione e aiuta a contrastare la diffusione della pertosse”.

Lo stesso vale per l’influenza. Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019 raccomanda la vaccinazione anti-influenzale nei soggetti con malattie croniche dell’apparato respiratorio (tra cui la BPCO). “La vaccinazione contro l’influenza può permettere una riduzione, in questi pazienti delle riacutizzazioni gravi e dei ricoveri ospedalieri”, osserva Vaghi. E aggiunge che anche la vaccinazione contro la malattia pneumococcica usando il vaccino 13 valente e 23 valente svolge un ruolo importante nella riduzione l’incidenza di polmonite acquisita in comunità nei pazienti con BPCO.



Fonte: Gold Pocket Guide

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