Pazienti diabetici “gufi” più sedentari rispetto alle “allodole”

I pazienti con diabete di tipo 2 che hanno abitudini notturne, denominati “gufi”, non soltanto vanno a dormire più tardi di quelli con abitudini diurne, detti “allodole”, ma hanno anche uno stile di vita più sedentario, come emerge da uno studio che ha preso in esame più di 630 pazienti da Alex Rowlands della University of South Australia, secondo cui il collegamento fra orari del sonno ed attività fisica è molto chiaro.

Dato che i cronotipi del sonno sono potenzialmente modificabili, questi dati forniscono un’opportunità per cambiare il proprio stile di vita per il meglio semplicemente correggendo l’ora in cui si va a letto.
Mantenere peso e pressione sani nel contesto del diabete è di importanza vitale, e rende estremamente importante anche comprendere i fattori che possono mitigare la propensione all’esercizio.

I dati inoltre evidenziano anche la massiva necessità di interventi su vasta scala per aiutare le persone diabetiche ad iniziare, mantenere ed ottenere i benefici di uno stile di vita attivo. Per i soggetti che preferiscono andare a dormire e svegliarsi più tardi ciò risulta ancora più importante.

Alcuni studi precedenti hanno dimostrato che le persone con un cronotipo sul primo pomeriggio potrebbero essere maggiormente suscettibili ad alterazioni metaboliche collegate all’obesità, ed un’analisi congiunta di più di 140.000 infermieri ha suggerito che la rotazione del lavoro notturno ogni 5 anni incrementa il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 del 30%, ma era sinora poco chiaro se i comportamenti fisici differiscano nei soggetti con diabete di tipo 2 sulla base del cronotipo.
La minore attività fisica osservata nei cronotipi pomeridiani potrebbe essere influenzata da fattori ambientali sociali e fisici, ed inoltre le alterazioni del sonno personali o imposte socialmente, come dimostrato dalle differenze nelle tempistiche del sonno e dell’attività fisica, potrebbero determinare un disallineamento circadiano.

Un sonno precoce forzato potrebbe ridurre la probabilità di intraprendere attività fisica a causa della conseguente stanchezza o delle costrizioni temporali delle responsabilità familiari nel pomeriggio. Ciò potrebbe rendere una naturale preferenza a praticare attività fisica in serata più difficile da soddisfare.

L’attività fisica comunque potrebbe rappresentare un metodo per incoraggiare le persone con preferenze pomeridiane ad adottare un cronotipo mattutino.Dati i vasti benefici per la salute, i costi e gli effetti collaterali minimi e l’ampia accessibilità, l’attività fisica potrebbe costituire un accattivante trattamento non farmacologico che potrebbe anche teoricamente migliorare i disallineamenti circadiani tramite alterazioni della regolazione della temperatura e dei livelli ormonali. 

Fonte: BMJ Open Diab Res Care 2020

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