Pazienti oncologici: quando la cateterizzazione cardiaca?

Nei pazienti oncologici le trombocitopenie sono comuni, e i pazienti trombocitopenici tendono a sviluppare infarti, embolie polmonari e ictus.

Come affermato da Jean-Bernard Durand dell’Università del Texas, sussiste un dogma secondo cui bassi livelli piastrinici si traducono in un basso rischio di trombosi, ma questo va sfatato.

E’ stato pubblicato un algoritmo basato su tromboelastografia (TEG) e conta piastrinica che suggerisce l’uso di valori soglia di 50000/mm3 da impiegare per la pratica delle angiografie coronariche nei pazienti oncologici con sospette coronaropatie.

Con questo algoritmo i pazienti con dolore toracico acuto e troponina positiva o cambiamenti ECG vengono indirizzati direttamente alla cateterizzazione per l’angiografia coronarica.

In assenza di questi cambiamenti, l’algoritmo raccomanda la TEG e un consulto cardio-oncologico per i pazienti con trombocitopenie lievi o moderate, e l’angiografia per quelli con conte piastriniche elevate o una diagnosi di leucemia o mieloma multiplo a prescindere dalla conta piastrinica.

Se viene effettuata l’angiografia, l’algoritmo suggerisce di usare i parametri della TEG per guidare le trasfusioni nel contesto delle emorragie eccessive.

Si raccomanda plasma fresco congelato per i tempi di reazione prolungati, il crioprecipitato per un angolo alfa basso e piastrine per la massima ampiezza bassa. Secondo i ricercatori potrebbe essere necessario riconsiderare i tassi dei dosaggi basati su milligrammi al chilogrammo, e reimpostarli in base ai criteri di funzionalità piastrinica

Per quanto la conta piastrinica sia fondamentale prima di pensare di indirizzare un paziente oncologico alla cateterizzazione, è necessario prendere in considerazione anche altri elementi importanti come metastasi, prognosi, obiettivi dell’intervento cardiaco, accesso e possibilità per il paziente di tollerare una duplice terapia antipiastrinica per almeno 3 mesi.

La valutazione di questi pazienti dovrebbe essere effettuata da un team cardio-oncologico, dato che nessun singolo specialista potrebbe tenere in conto la molteplicità degli elementi che essi comportano.

Nel campo cardio-oncologico, d’altro canto, sono stati effettuati enormi progressi con l’espansione mondiale dei programmi clinici, l’incremento esponenziale di pubblicazioni sull’argomento e il riconoscimento della necessità di collaborazione fra specialità diverse, ma proprio questo rapido progresso lascia molto da apprendere per gli specialisti di quella che potrebbe essere la prima sottospecialità digitalizzata della cardiologia. 

Fonte: American College of Cardiology: Advancing the Cardiovascular Care of the Oncology Patient

IT-NON-01722-W-03/2022