Perché solo alcune cellule sono “competenti” a formare il cancro?

Sebbene in tutti noi ci siano migliaia di cellule con errori nel Dna che potrebbero causare il cancro, solo una piccolissima percentuale di queste mutazioni genetiche porteranno a un cancro completo. Questo perché servono un certo numero di “colpi” genetici al Dna di una cellula per spingerla oltre il limite. Ma ci sono casi ben noti in cui lo stesso insieme di mutazioni causa chiaramente il cancro in un contesto, ma non in un altro.

Le cellule che compongono un neo sono geneticamente anormali. Molto spesso, contengono una versione mutata del Dna del gene Braf che, quando si trova in cellule situate al di fuori di un neo, porterà spesso al melanoma. Ma la stragrande maggioranza dei nei non diventerà mai cancerosa. È un enigma che ha portato gli scienziati a cercare nel contesto cellulare indizi per spiegare questa differenza. Finora infatti, pur sapendo che l’ambiente cellulare giocava un ruolo nella formazione del cancro, non era chiaro come il contesto si combinasse con le mutazioni genetiche per promuovere un tumore.

Alcuni ricercatori hanno quindi studiato per un decennio come la genetica del cancro e la biologia dello sviluppo cooperano nella formazione del cancro.

I risultati di questo studio dicono che la formazione del melanoma dipende da qualcosa chiamato “competenza oncogenica”, che è il risultato di una collaborazione tra le mutazioni del Dna in una cellula e il particolare set di geni che sono accesi in quella cellula. Le cellule competenti a formare il melanoma sono infatti in grado di accedere a una serie di geni che normalmente sono chiusi ai melanociti maturi (le cellule che producono la melanina e danno il colore alla pelle). Per accedere a questi geni chiusi, le cellule hanno bisogno di proteine specifiche che agiscono come chiavi. Senza di esse, le cellule non formano il melanoma, anche quando hanno mutazioni del Dna associate al cancro.
I risultati forniscono una spiegazione del perché alcune cellule, ma non altre, possono formare il cancro, e offrono potenziali obiettivi terapeutici che potrebbero un giorno aiutare i pazienti.

In 10 anni di ricerche, gli esperti hanno visto che una particolare proteina, Atad2, gioca un ruolo chiave. Proteine come Atad2 alterano l'”epigenoma” della cellula, cioè il modo in cui il Dna è impacchettato e avvolto in una cellula, piuttosto che il “genoma”, ovvero la sequenza del Dna stesso. Anni di ricerche hanno permesso di affermare che pazienti con elevate quantità di Atad2 hanno una sopravvivenza significativamente peggiore, suggerendo che gioca un ruolo importante nel determinare l’esito delle mutazioni del Dna come Braf.

Tutto questo scardina in parte ciò che si è ipotizzato per decenni e cioè che servirebbero due tipi di mutazioni del Dna per ottenere il cancro: un oncogene attivato e un gene soppressore del tumore disattivato. Una volta superati questi due ostacoli, il cancro si formerebbe. Questo studio ha invece permesso di aggiungere la competenza oncogenica a questo mix.

Queste tecniche sviluppate per studiare il melanoma potrebbero avere ampie applicazioni per il trattamento personalizzato del cancro.


Fonte: Science

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