Piano oncologico nazionale. “Più finanziamenti e un adeguato stanziamento di organico”.

Al Senato approvato ordine del giorno.

A distanza di poco più di un anno il Senato torna nuovamente a far pressione sul governo per chiedere l’attuazione tempestiva di quanto previsto dal Piano oncologico europeo. Approvato mercoledì 6 pomeriggio un ordine del giorno unitario che impegna l’esecutivo in ben 36 punti, chiedendo in particolare più risorse visto che l’incremento di 2 miliardi previsti dalla legge di bilancio per il 2022 “non appare adeguato per consentire la sostenibilità della programmazione sanitaria in campo oncologico”.

Non sono poi mancate critiche anche sul nuovo Piano nazionale che “difetta di elementi essenziali alla sua effettiva realizzabilità per carenza di cronoprogrammi certi e di coperture altrettanto certe, indispensabili alla luce degli oneri già sostenuti e da sostenere per il prolungarsi dell’emergenza pandemica e, contestualmente, dei maggiori costi energetici”.

Come si spiega nelle premesse, l’emergenza Covid ha contribuito negli ultimi anni a peggiorare ulteriormente la situazione. “Nel periodo febbraio 2020 – dicembre 2021 si è osservata una contrazione delle richieste di accertamenti preventivi per tumore al seno (-9 per cento richieste di mammografia), ai polmoni (-15 per cento di TAC polmonari), al colon (-11 per cento di colonscopie) rispetto allo stesso periodo del 2019, con cadute drammatiche nei mesi della prima ondata pandemica: -66 per cento di richieste di mammografia di marzo 2020 rispetto a marzo 2019; -56 per cento di richieste di TAC polmonari di marzo 2020 rispetto a marzo 2019; -58 per cento di richieste di colonscopia di marzo 2020 rispetto a marzo 2021”, si legge.

La proposta che si avanza nella mozione è quella di ripartire dal piano oncologico europeo, tenendo conto che dopo la pandemia “è necessario disporre di un piano straordinario per il recupero dell’oncologia post pandemia e probabilmente il nuovo piano oncologico nazionale, ancora sospeso, potrebbe non essere sufficiente. Di fatto, esiste un’emergenza dell’oncologia post pandemia perché i ritardi di accesso alle prestazioni oncologiche non sono ancora stati recuperati: persiste una vera e propria difficoltà di accesso a visite e controlli e, nonostante nel 2021 ci sia stata una ripresa delle attività assistenziali, è ancora insufficiente a colmare i gap creati e per il prossimo futuro si prevede un ulteriore aumento delle liste di attesa e soprattutto una maggiore complessità assistenziale”.

Sono state identificate 10 “leve di miglioramento”, con le relative azioni organizzative, di processo per rendere il più efficace possibile sia il piano straordinario di recupero per l’oncologia post pandemia che il piano oncologico nazionale, quando sarà varato. I punti chiave sono sempre “la governance, sul piano organizzativo-gestionale, gli screening sul piano della diagnostica precoce, e la qualità della relazione tra ospedale e territorio, soprattutto se si vuole garantire all’assistenza domiciliare la qualità che merita. Anche in questo caso un aiuto potente potrà venire dai tanto auspicati processi di digitalizzazione e dal relativo rinnovamento del cosiddetto parco tecnologico. Ma senza investire a livello scientifico una rinnovata capacità di attrarre talenti giovani, creativi, si potrà assistere ancora a quella migrazione di giovani scienziati che rappresenta un vero e proprio depauperamento del nostro Paese”.

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