Preservare la fertilità nelle pazienti con tumori ginecologici

I trattamenti per i tumori ginecologici molto spesso mettono a rischio la possibilità di una gravidanza, e in un momento in cui le donne posticipano sempre di più la maternità diventa ancora più importante pianificare una terapia che preservi, per quanto possibile, la fertilità. 

Quali sono le strategie più efficaci in base al tipo di tumore? Gli studi condotti fin ora sull’argomento coinvolgono poche pazienti, in piccoli centri. 

Un gruppo di ricercatori di Houston ha fatto un punto sulle evidenze attualmente disponibili in una review che è stata pubblicata dall’International Journal of Gynecological Cancer. “L’intervento chirurgico, la chemioterapia gonadotossica e la radioterapia, minacciano il potenziale di gravidanza di una donna”, osservano gli autori. Quindi dopo la diagnosi i medici devono discutere con la paziente della possibilità di intraprendere dei trattamenti che preservino la fertilità.

Le donne con carcinoma cervicale in stadio precoce (IA1-IB1) possono essere sottoposte a conizzazione cervicale che risparmi fertilità, trachelectomia semplice (asportazione della cervice e del canale endocervicale) o trachelectomia radicale (asportazione della cervice uterina, del tessuto circostante e della parte superiore della vagina, ma non dell’utero, in modo da consentire alla paziente di diventare madre dopo la malattia). 

Gli autori precisano comunque che prima di proporre un intervento che risparmi la fertilità bisogna eseguire una risonanza magnetica del bacino che permetta di valutare le dimensioni e l’estensione della diffusione del tumore.

Anche per le donne con carcinoma ovarico epiteliale in stadio I, sottolineano i ricercatori, può essere sicuro ed efficace un intervento chirurgico che risparmi la fertilità. “I dati sugli esiti dopo un intervento chirurgico di risparmio della fertilità nelle donne con carcinoma ovarico epiteliale mostrano un tasso di successo nel concepimento di circa il 30% in questa popolazione; tuttavia, quando i risultati sono adeguati per includere solo le donne in età riproduttiva, i tassi aumentano al 66–100%”, spiegano.

Per quanto riguarda il carcinoma endometriale allo stadio iniziale, la terapia ormonale sembra sicura ed efficace. La terapia di risparmio della fertilità comprende la somministrazione di progestinici.

In generale, concludono gli autori, i criteri per la selezione delle pazienti adatte alla terapia di risparmio della fertilità non sono ben definiti, quindi è necessaria un’attenta discussione su potenziali rischi e benefici. Comunque, in pazienti selezionate, gli esiti di sopravvivenza non sembrano differire in modo significativo tra approcci radicali e terapie che risparmiano la fertilità.

Per riuscire ad identificare le candidate idonee per i trattamenti di risparmio della fertilità e per aiutare le donne a concepire dopo il trattamento, è comunque fondamentale una “collaborazione multidisciplinare tra oncologi ginecologici e specialisti della fertilità”.

Fonte: International Journal of Gynecological Cancer

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