Psiche: ottimismo comparativo in tempo di pandemia

L’ottimismo comparativo, la convinzione che sia più probabile che gli eventi negativi accadano agli altri piuttosto che a sé stessi, è un meccanismo noto e studiato nell’ambito della ricerca sul rischio per la salute e, a quanto pare, attivo anche in tempo di pandemia. 

Uno studio inglese, condotto da psicologi e sociologi del King’s College di Londra, ha rivelato che la convinzione di essere meno a rischio di contrarre il Covid-19 possa avere un impatto negativo sull’adesione alle norme imposte (distanziamento sociale, misure igieniche, etc..). Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Health Expectations.

“La maggior parte delle persone di tutti i sessi e le età mostrano un ottimismo comparativo per un’ampia varietà di rischi, inclusi molti pericoli per la salute. Ad esempio, la maggior parte delle persone crede di avere meno probabilità di altri di essere coinvolta in un incidente stradale”, ha spiegato la dott.ssa Koula Asimakopoulou, prima autrice dello studio.

Nel Regno Unito, nonostante l’accordo pubblico per le misure di sicurezza, il 25% degli abitanti di alcune aree ha ammesso di aver infranto le regole di blocco. I ricercatori hanno raccolto, attraverso i social media e sondaggi anonimi, i dati riguardanti pensieri e comportamenti psicosociali relativi al Covid-19 di 645 adulti britannici durante le settimane 5-8 del lockdown. 

La maggior parte degli intervistati ha mostrato ottimismo comparativo nell’immediato: ritenevano di essere meno a rischio di infezione rispetto ad altri soggetti della stessa età e dello stesso sesso, ma erano relativamente pessimisti per quanto riguarda l’anno successivo.

In effetti “all’inizio del lockdown, la comunicazione era incentrata sull’idea che restare a casa avrebbe avuto impatti positivi diretti nel frenare il contagio”, come spiega Sasha Scambler, autore senior dell’articolo. “Gli slogan Stay Alert, Control the Virus, Save Lives erano incentrati sull’idea che la pandemia potesse essere controllata grazie alle azioni personali degli individui. Tuttavia, percepire un evento come controllabile aumenta l’ottimismo comparativo”. D’altra parte, i partecipanti ritenevano che, nel momento in cui non sarebbe più stato possibile restare a casa, si sarebbero probabilmente infettati.

“Sappiamo che uno dei fattori che alimentano l’ottimismo comparativo è l’idea che se un evento negativo non si è verificato fino a un certo momento, è improbabile che accadrà in futuro”, commenta Asimakopoulou. È importante tenerlo a mente perché nel caso di un secondo lockdown, con questo ragionamento, le persone potrebbero essere ancora più imprudenti e restie a seguire le regole di quanto non lo fossero in primavera.

Fonte: Health Expectations

IT-NON-03208-W-10/2022