Quando la lipoproteina A predice il rischio di morte nella coronaropatia

Nei pazienti affetti da coronaropatia trattati con statine, un valore di lipoproteina A (Lp(a)) elevato è associato a un aumento del rischio di morte per tutte le cause, e tale associazione può essere modificata dai livelli basali di LDL-C, secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Cardiovascular Medicine, e diretto da Younan Yao, della Guangdong Academy of Medical Sciences, Guangzhou, Cina. Infatti, i pazienti con Lp(a) ≥ 50 mg/dL avevano maggiori rischi a lungo termine di morte per tutte le cause rispetto a quelli con Lp(a) <50 mg/dL solo quando il loro valore di LDL-C basale era ≥ 100 mg/dL.

“Non era ben chiaro dagli studi precedenti il valore prognostico di un valore elevato di lipoproteina a nei pazienti con malattia coronarica, e non sappiamo e se questo fatto cambi in base a diversi livelli di colesterolo lipoproteico a bassa densità (LDL-C)” spiegano gli autori.

Per meglio comprendere la situazione, i ricercatori hanno arruolato consecutivamente 30.908 pazienti con coronaropatia in terapia con statine da gennaio 2007 a dicembre 2018 presso il Guangdong Provincial People’s Hospital. Gli individui sono stati classificati in base al LDL-C basale con un cut-off di 70 e 100 mg/dL. L’esito primario era la morte per tutte le cause a cinque anni.

Un totale di 2.383 (7,7%) pazienti sono deceduti entro cinque anni. Un valore di lipoproteina a uguale o maggiore di 50 mg/dL prediceva una mortalità per tutte le cause più alta rispetto a Lp(a) <50 mg/dL nella coorte complessiva. Tuttavia, quando l’analisi è stata concentrata all’interno di ciascuna categoria di LDL-C, non è stata rilevata alcuna associazione significativa tra Lp(a) ≥ 50 mg/dL e mortalità per tutte le cause più elevata a meno che il valore di LDL-C al basale fosse ≥ 100 mg/dL.

Fonte: Front Cardiovasc Med