Reflusso gastroesofageo: performance diagnostica della pepsina salivare

L’incertezza della performance diagnostica ha limitato l’adozione clinica della pepsina salivare, uno strumento diagnostico non invasivo per il reflusso gastroesofageo. È stato dunque condotto uno studio per valutare la performance diagnostica della pepsina salivare e testare la validità delle sue soglie in un campione di pazienti con o senza reflusso.

Sono stati presi in considerazione 243 soggetti, 156 dei quali corrispondevano ai criteri di inclusione. La concentrazione di pepsina era significativamente maggiore nei pazienti con reflusso che nei soggetti sani.

Una soglia pari a 24,9 ng/ml per la pepsina salivare ottimizza il tasso di veri negativi, ed una di 100 ng/ml ottimizza il tasso di veri positivi.

La concentrazione di pepsina risulta significativamente maggiore nei soggetti con reflusso non erosivo che in quelli con bruciore precordiale funzionale. Applicando le soglie sopra indicate ai pazienti esterni, la soglia di 24,9 ng/ml offre una sensibilità dell’86% e quella da 100 ng/ml una specificità del 72% per la distinzione fra reflusso non erosivo e bruciore precordiale funzionale.

Data la modesta sensibilità e specificità nel reflusso gastroesofageo, la pepsina salivare potrebbe avere comunque una sua utilità clinica come strumento non invasivo per lo screening del reflusso da utilizzare all’interno degli studi medici.

Fonte: Dis Esophagus 2020

IT-NON-03330-W-11/2022