Ricerca: rapporto Enel-Symbola, da filiera scienze vita 10% Pil

Un settore in cui l’Italia può vantare tanti primati, si evidenzia nel rapporto, fra qui l’essere il primo Paese al mondo per numero di citazioni e per produttività della ricerca scientifica in termini di pubblicazioni per ricercatore. Abbiamo, a Mirandola, il più importante distretto biomedicale d’Europa e terzo nel mondo, dopo quelli di Minneapolis e Los Angeles negli Stati Uniti d’America. Parlano italiano il primo acceleratore lineare di protoni per la cura delle neoplasie, la prima terapia genica approvata in Europa, la prima al mondo a base di cellule staminali e il primo approccio genomico per lo sviluppo di un vaccino contro il meningococco.


Sono infatti numerose le aree di competenza presidiate da imprese, start-up, università, ospedali e centri di ricerca pubblici e privati: dalla farmaceutica ai dispositivi medici, dalla medicina rigenerativa alla salute di precisione e alla diagnostica, dalla ricerca biotecnologica alla genomica, dalla telemedicina alla robotica e allo sviluppo di software e strumenti di data analysis. Nel campo della medicina rigenerativa e della protesica, ad esempio, lo studio di strutture vegetali come quelle del legno o dell’idrossiapatite (bioceramica presente al 70% nei tessuti ossei umani) sta permettendo ai nostri ricercatori di sviluppare sostituti biocompatibili ottenuti mediante stampa 3D, o protesi in seta per la rigenerazione di nervi, tendini, legamenti e vasi sanguigni. Tecnologie che migliorano la qualità della vita, come quella che traduce il pensiero in azione sfruttando le onde cerebrali generate dal movimento immaginato delle persone locked-in (coscienti ma paralizzate), permettendo così ai pazienti, grazie all’intelligenza artificiale e a sensori indossabili, di tornare a interagire con i propri cari.


Ma anche tecnologie per la prevenzione, come la Next Generation Sequencing, in grado di sequenziare velocemente il Dna e rilevare la predisposizione a malattie, diagnosticare patologie rare, oltre a sistemi diagnostici, che combinati con potenza di calcolo e intelligenza artificiale, possono suggerire ad ogni persona come migliorare stili di allenamento e alimentazione. In questo ambito, ha sicuramente un posto di rilievo la filiera biomedicale, dove le tecnologie incontrano il design: dai braccialetti in grado di monitorare l’ossigenazione nel sangue, a dispositivi ottici che trasformano i nostri cellulari in oftalmoscopi capaci di fare uno screening della retina scattando un selfie, a elettrocardiografi portatili e via dicendo. Inoltre, laddove non è possibile prevenire l’insorgenza di alcune gravi patologie e l’unica possibilità per salvare la vita umana risiede in interventi chirurgici di estrema precisione e minima invasività, il nostro Paese può contare negli avanzamenti della robotica e della bioingegneria made in Italy, grazie ad esempio a innovative procedure di microchirurgia assistita da robot che guidano il chirurgo nelle operazioni più complesse, come quelle al cervello o alla colonna vertebrale.


Imprese, competenze e talenti che stanno avendo, anche in questa crisi, un ruolo centrale nello sviluppo di tecnologie per la cura e la gestione dell’emergenza sanitaria in corso. Dalla ricerca, che vede l’Italia al quarto posto nel mondo per numero di pubblicazioni scientifiche sul Covid-19, preceduta solo da Stati Uniti, Cina e Regno Unito, alla creazione della biblioteca molecolare più articolata al mondo per testare le possibili interazioni tra il virus e le molecole farmaceutiche esistenti, all’innovativa cura a base di anticorpi monoclonali, e alla produzione di vaccini e macchinari necessari, solo per fare qualche esempio. Tra le tecnologie più innovative del settore vanno menzionate le biotecnologie, importanti per il trattamento e la cura di patologie che non trovano ancora risposte terapeutiche adeguate soprattutto in ambito oncologico (ambito di specializzazione medica in cui il Paese ha sviluppato una competenza internazionalmente riconosciuta), o nelle malattie neurologiche e degenerative.


Quelli delle malattie rare e delle terapie avanzate, che rappresentano le frontiere della innovazione farmaceutica, sono infatti tra gli ambiti di eccellenza del settore in Italia. Da un lato, vediamo l’eccellenza nella nostra ricerca accademica che vanta il maggior numero di pubblicazioni scientifiche in materia di malattie rare, dall’altro la produzione dei cosiddetti farmaci orfani (utilizzati per la prevenzione e il trattamento delle malattie rare, ossia patologie che in Europa colpiscono non più di 5 persone ogni 10mila abitanti) principalmente destinata all’oncologia e alla dermatologia.


Dei 9 prodotti di terapia avanzata attualmente autorizzati al commercio in Ue, ben 3 sono frutto della R&S in Italia anche se è un ambito nel quale intensificare ulteriormente gli investimenti. Grandi investimenti sono indirizzati anche verso le malattie infettive e lo sviluppo di vaccini: comparto investito da un grande sviluppo già dal 2019, ulteriormente accelerato nel 2020 in seguito all’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del virus Sars-CoV-2. Numerose sono infatti le novità biotecnologiche impiegate nella lotta al virus: dal sequenziamento genico del virus alla diagnostica, dallo sviluppo di vaccini alla ricerca di una cura efficace attraverso farmaci antivirali e la sperimentazione di anticorpi monoclonali. A proposito di vaccini, Toscana e Lazio ed Emilia Romagna sono le Regioni italiane che vantano il più elevato numero di imprese farmaceutiche specializzate nella loro produzione.


Fonte: Adnkronos Salute

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