Rischio suicidio si impenna di notte

Il rischio di suicidio è maggiore di notte che in qualunque altro momento della giornata e di conseguenza aiutare i pazienti a rischio a dormire per tutta la notte potrebbe essere un modo eccellente per ridurlo come affermato da Andrew Tubbs dell’università dell’Arizona, autore di uno studio condotto su 35.338 casi di suicidio.

Le ricerche precedenti suggeriscono che i risvegli notturni sono connessi ad un incremento del rischio di ideazione e comportamenti suicidi. Il presente studio intendeva espandere le conoscenze dei fattori che incrementano il rischio di suicidio di notte.

Dato che la durata della notte cambia in base alle stagioni, si supponeva che il rischio di suicidio sarebbe stato minore nei mesi estivi e maggiore durante quelli invernali.

Analogamente, la disponibilità di alcuni metodi di suicidio potrebbe variare in base all’orario. Ad esempio, la notte implicherebbe metodi più silenziosi, come l’avvelenamento o l’asfissia, piuttosto che metodi rumorosi come le armi da fuoco o i veicoli a motore.Per quanto più della metà dei suicidi implichino armi da fuoco, nessun metodo presenta effettivamente un rischio significativamente più elevato ad uno specifico orario piuttosto che qualunque altro allo stesso orario e inoltre, un’analisi effettuata sul rischio notturno stratificato in base al metodo di suicidio non ha dimostrato alcuna differenza in termini di sesso, età, etnia, latitudine e regione.

Probabilmente molte ragioni diverse si sovrappongono nello spiegare il maggior rischio di suicidio durante la notte. Di certo, il supporto sociale e familiare è minimizzato se il soggetto è sveglio e chiunque altro pensa che stia dormendo, e questo provoca isolamento, oltre al fatto che nessuno è in grado di interferire.

Peraltro alcune recenti evidenze indicano cambiamenti notturni nella funzionalità cerebrale che possono danneggiare il controllo degli impulsi, la capacità decisionale e la pianificazione a lungo termine, il che può senza dubbio incrementare i comportamenti suicidi.

Non è noto se questi cambiamenti si debbano alla deprivazione del sonno o a ritmi circadiani, ma è chiaramente pericoloso rimanere svegli “quando la ragione dorme”.

I medici che trattano pazienti suicidi dovrebbero investigarne il sonno, e se un paziente ha problemi di sonno andrebbe introdotta la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia.
Questo trattamento di prima linea risulta più efficace e molto più sicuro rispetto alla prescrizione di un ipnotico.

Secondo alcuni esperti i disturbi del sonno possono costituire un fattore di rischio di suicidio specialmente quando questi disturbi sono citati dal paziente come ragione primaria per tentare il suicidio. 

Fonte: J Clin Psychiatry 2020