Rivelate le radici genetiche dell’ansia

Il più ampio studio genetico sull’ansia sinora condotto ha portato alla scoperta di 6 nuove varianti geniche associate a questo disturbo, il che potrebbe portare allo sviluppo di nuovi target terapeutici.

I dati suggeriscono anche che sussiste una significativa sovrapposizione genetica fra ansia, depressione maggiore ed altri disturbi psichiatrici che spesso coesistono con l’ansia stessa.

Questa comorbidità non conosce spiegazioni, ma sono stati osservati specifici fattori di rischio genetici comuni, come affermato dall’autore Joel Gelemter dell’Università di Yale di New Haveen.

Lo studio evidenzia anche l’importanza dell’analizzare il rischio genetico su popolazioni diverse, altrimenti i segnali riscontrati sarebbero potuti passare interamente inosservati.

Per quanto i dati aiutino a spiegare come mai le donne abbiano il doppio delle probabilità di soffrire di ansia rispetto agli uomini, la variante genica responsabile che influenza i recettori per gli estrogeni è stata riscontrata in un campione di veterani costituito principalmente da uomini, e quindi sono necessarie ulteriori indagini su questo punto.

Negli americani-europei è stato identificato un locus a rischio sul cromosoma 7 vicino al gene MAD1L1, che era stato precedentemente identificato in studi genomici su disordine bipolare e schizofrenia.

Ciò suggerisce che esso conferisca una vulnerabilità genetica a diversi disturbi psichiatrici. E’ stata riscontrata anche una correlazione genetica molto forte fra ansia e tratti psichiatrici come la depressione e la nevrosi, ma la sovrapposizione genetica con i disturbi neurologici è più debole.
Alcuni esperti affermano che sia rassicurante riscontrare che sia implicato nell’ansia il gene del recettore 1 per l’ormone per il rilascio della corticotropina.

Si tratta di una delle cascate il cui ruolo nell’ansia è noto da lungo tempo, come anche quello nella risposta allo stress. Le informazioni genetiche comunque sono in grado di aiutare nella diagnosi e di prevedere la prognosi e la risposta al trattamento dell’ansia. 

Fonte: Am J Psychiatry online 2020