S. aureus: colonizzazione nasale e infezione attiva del flusso sanguigno

Le infezioni associate all’assistenza sanitaria rappresentano una minaccia potenzialmente fatale per i pazienti in tutto il mondo e lo Staphylococcus aureus ne è una delle cause più comuni. Lo S. aureus è un comune patogeno commensale e una frequente causa di batteriemia, con studi che dimostrano che gli isolati nasali ed ematici di singoli pazienti corrispondono più dell’80% delle volte.

Gli esperti hanno quindi deciso di riportare una raccolta contemporanea di isolati colonizzanti da quelli con infezioni del flusso sanguigno da S. aureus meticillino-resistente (MRSA) per valutare la diversità all’interno degli ospiti e dettagliare le caratteristiche cliniche associate alla concomitante colonizzazione nasale.

Dapprima, sono stati raccolti dei tamponi nasali bilaterali da pazienti che presentavano diagnosi di batteriemia da MRSA; poi, una singola coltura di colonie dal sangue e una media di 6 colonie dalle narici sono state valutate per la crescita di MRSA. Inoltre, sono stati considerati anche i dati demografici e clinici, ottenuti retrospettivamente dal sistema di cartelle cliniche elettroniche e analizzati utilizzando modelli di regressione univariata e multivariabile.

In un arco temporale inferiore ad un anno, a 68 pazienti è stata diagnosticata un’infezione del flusso sanguigno da MRSA: 53 soggetti sono stati sottoposti a tampone e 37 sono stati colonizzati da MRSA nelle narici anteriori. Poi, è stata eseguita la tipizzazione molecolare su 213 colonie nasali ed è stato rilevato che l’11% dei pazienti portava più di un clone di MRSA nelle narici. Il sesso maschile e la storia di precedenti ospedalizzazioni negli ultimi 90 giorni hanno aumentato le probabilità di colonizzazione da MRSA.

Pertanto, il panorama epidemiologico molecolare della colonizzazione nel contesto della malattia invasiva è vario e definire l’interazione tra colonizzazione e malattia invasiva è sempre più fondamentale per combattere la malattia invasiva da MRSA e poter individuare una corretta terapia.

Fonte: BMC Infectious Disease – https://doi.org/10.1186/s12879-022-07371-w

IT-NON-06926-W-04/2024