Sanità: Oliveti (Enpam), ‘tra pubblico e privato vince il professionalismo’

‘E’ l’ora dei professionisti, dopo la pandemia largo a chi sa fare’



Tra pubblico e privato vince il “professionalismo”. “Dopo la pandemia, largo a chi sa fare”. A tracciare, in sintesi, una sorta di terza via per la sanità italiana, che “non può essere governata dal dirigismo statalista o dal managerialismo stile aziendale”, è il presidente dell’Enpam, Alberto Oliveti, per il magazine online dell’Eurispes, che ‘prendendo la temperatura’ al sistema sanitario nazionale vede, “al di là dell’aumento del rialzo termico determinato dall’impatto del Covid-19, l’esistenza di una febbricola persistente alla quale per crisi si aggiungono dei picchi riferibili all’impatto pandemico”.


Quanto alla sua visione futura della sanità, tra pubblico e privato, secondo Oliveti “non ci può essere l’apertura a un mercato indiscriminato, quindi una regolazione ci vuole. E non può essere basata su una visione non tecnica, non professionale. Il professionalismo, secondo me – sostiene – è un elemento che si aggiunge, non sostitutivo, ma indispensabile per complementare un insieme che possa garantire il buon funzionamento delle tre macro aree del Ssn (ospedaliera, territoriale e della medicina pubblica) che devono essere gestite con riferimento all’azione pubblicistica propria dei professionisti che la esercitano e che devono rispondere a una esigenza di rango costituzionale – d’altro canto, vi è bisogno di una funzione manageriale che permetta poi che i ‘conti tornino’ – Ma a permeare questo, ci vuole la visione professionale che è quella finalizzata alla promozione e alla tutela della salute e non soltanto quella volta al ritorno dei conti”. 


“I conti – aggiunge Oliveti – sono una sub-funzione dell’esigenza di rispondere effettivamente, con efficienza ed efficacia, alla salute, ove per efficienza si intende l’efficacia del buon risultato riferito ai crismi scientifici delle evidenze, fratto il costo necessario da mettere sul piatto. Quindi il rapporto costo/beneficio, da un lato, e il rapporto costo/opportunità, dall’altro, per raggiungere un obiettivo di rango costituzionale per merito di professionisti, cioè di operatori (prevalentemente intellettuali) che devono garantire promozione e tutela della salute”.


Quindi la struttura pubblica e quella privata si possono integrare? Come possono fare sistema? chiede il giornalista. “Lo Stato, che si pone la questione di adottare un servizio in funzione di tutela di un diritto di rango costituzionale più che individuale, quindi di interesse collettivo – la salute – non necessariamente deve erogare i servizi”, osserva Oliveti. “Lo Stato può, mediante l’acquisto di alcuni servizi, importanti e prioritari e quindi appropriati, approvvigionarsene attraverso l’utilizzo di un erogatore privato. L’importante è però che i servizi siano essenziali e consoni all’obiettivo che lo Stato intende raggiungere”.


Quanto al dualismo fra Stato e Regioni nella gestione della sanità, rivelatosi spesso un ostacolo nel contrasto alla pandemia, il presidente Enpam sostiene che per superarlo bisogna “intanto definire chi fa che cosa. Sappiamo che, invece, la concomitanza della possibilità di fare, in certi momenti, ha ingenerato dei malintesi, amplificati in maniera devastante dal fatto che l’epidemia è stata violenta, imprevedibile per un verso e, forse, anche inattesa dall’altro. Purtroppo – osserva – l’Italia ha pagato la mancanza di un piano pandemico; eppure, fin dagli inizi del Duemila si sapeva e si doveva programmare un piano pandemico corretto”. Per cui tutto ciò che prevede un piano pandemico “non è stato fatto in maniera rapida”. E “adesso ci troviamo di fronte a un impatto micidiale tra un’esigenza sanitaria e un’esigenza economica, che poi ha risvolti sociali e psicologici devastanti”.


Una battuta, infine, sull’Italia divisa per colori. Ha funzionato finora? “Bisogna dire – afferma il numero uno dell’Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri – che purtroppo stiamo scontando anche la mancanza di un sistema unico di rilevazione dei dati e una chiara definizione delle priorità di quali siano i dati più importanti. I dibattiti interminabili ai quali stiamo assistendo sui vari media dimostrano come, a questo punto, non sia stata fatta una corretta gerarchia delle priorità anche in termini di dati. Tutto questo ci deve insegnare – conclude Oliveti – che dobbiamo utilizzare la digitalizzazione: va in questo senso il Recovery Plan, per cercare di ottenere un plateau di dati che ci permetta di tenere in costante monitoraggio le situazioni; in questo modo, anche la dicotomia Stato-Regioni potrebbe nutrirsi di dati almeno omogenei riferiti alle esigenze reali del territorio”.

Fonte: Adnkronos Salute

IT-NON-03920-W-02/2023