SAVR dopo la TAVR gravata da rischi extra

I pazienti sottoposti a sostituzione valvolare aortica chirurgica (SAVR) a seguito di problemi con una precedente sostituzione aortica transcateterale (TAVR) vanno incontro ad esiti particolarmente negativi, come emerge da uno studio retrospettivo condotto su 123 pazienti da Oliver Jawtz della Duke University di Durham, secondo cui la SAVR dopo un fallimento precoce di una TAVR si pone come un intervento complesso e tecnicamente ostico con tempi operatori lunghi, una maggiore morbidità perioperatoria ed una mortalità operatoria maggiore del previsto.

Con la crescita della popolarità della TAVR, la gestione dei problemi del dispositivo diverrà sempre più importante, ma gli esiti dei reintervento successivo erano sinora ignoti.

Sono ora necessarie ulteriori ricerche per definire il ruolo della SAVR rispetto alla TAVR valvola-in-valvola e per rifinire le tecniche operatorie per l’espianto dei dispositivi TAVR non funzionali, in particolare alla luce del fatto che la popolazione di pazienti sottoposti a TAVR diviene sempre più giovane e sana e che il deterioramento strutturale della valvola diviene sempre più comune.

I pazienti giovani che optano per l’impianto di una valvola biologica per il trattamento di una grave stenosi aortica avranno probabilmente bisogno di più di una valvola nel corso della vita. Queste tecniche sono ben consolidate, ma richiedono due interventi a cielo aperto.

La possibile necessità di più di una valvola nel corso della vita ha portato alcuni a suggerire la strategia della TAVR per la sostituzione valvolare iniziale. Se e quando la prima valvola diviene insufficiente, il paziente rimane comunque un ragionevole candidato per una prima SAVR, e se questa SAVR diviene insufficiente quando il paziente è ormai molto più anziano, è possibile considerare una TAVR in SAVR.

Questa strategia comunque si basa sul presupposto che la prima SAVR dopo la TAVR non risulti più rischiosa rispetto ad una prima SAVR da sola, ma la realtà dietro questo assurto è ignota. 

Fonte: JACC Cardiovasc Interv online 2020

IT-NON-02491-W-06/2022