Sciatica cronica: chirurgia e trattamento conservativo

La chirurgia è superiore al trattamento conservativo per la sciatica cronica causata dall’ernia del disco. Lo dimostra uno studio prospettico randomizzato condotto su 128 pazienti da Chris Bailey della Western University di London, in Canada, secondo cui la sciatica cronica risponde molto meno di quella acuta al trattamento non operatorio, e con la chirurgia ha il 70% di probabilità in più di migliorare significativamente.

Questo dato non sorprende in quanto rispecchia la pratica clinica. Le ricerche precedenti indicano la risoluzione dei sintomi della sciatica da erniazione acuta del disco lombare sin nel 90% dei pazienti entro 4 mesi con il trattamento conservativo. Altre indagini indicano benefici a breve termine della chirurgia rispetto all’assistenza medica per la sciatica acuta, ma gli esiti con questi due approcci tendono a divenire simili a distanza di 6-12 mesi.

La situazione dei pazienti con sciatica cronica è invece meno chiara. In generale, gli studi precedenti hanno incluso soltanto pazienti con sintomi per un massimo di 3 mesi, ma non era sinora noto quale approccio fosse superiore nei pazienti con dolore persistente.

L’opportunità di prescrivere chirurgia o trattamento conservativo nei pazienti con sciatica persistente è controversa, in quanto una maggiore durata dei sintomi è risultata associata in alcuni studi ad esiti peggiori a seguito di una discectomia lombare. Anche se la chirurgia si è dimostrata superiore a distanza di 6 mesi, i pazienti potrebbero preferire evitarla se pensano che il trattamento non chirurgico possa essere efficace o se vedono l’intervento come rischioso.

I ricercatori prevedono di pubblicare altri dati sul monitoraggio a 2 anni, sulla convenienza dell’intervento e sui fattori predittivi degli esiti.

Secondo alcuni esperti, comunque, la superiorità della discectomia osservata nel presente studio potrebbe essere dovuta al fatto che la chirurgia determina una più rapida decompressione della radice neurale compressa rispetto al trattamento conservativo, ma i risultati rimangono incoraggiati, e il miglioramento ottenuto è clinicamente significativo.

Lo studio comunque non aiuta il medico a determinare quali pazienti abbiano maggiori probabilità di trarre beneficio dal trattamento chirurgico immediato o la durata del trattamento non operatorio da ritenersi accettabile prima di raccomandare la chirurgia.

La struttura dell’indagine non ha tenuto conto delle dimensioni dell’erniazione discale né della portata della compressione della radice neurale e inoltre, i risultati ottenuti potrebbero non essere generalizzabili ai sistemi sanitari che consentono al paziente di influenzare la tempistica della chirurgia, laddove alcuni opterebbero per l’intervento immediato e altri preferirebbero aspettare. 

Fonte: N Engl J Med online 2020