Scoperto come i nei si trasformano in melanoma

I nei e i melanomi sono entrambi tumori della pelle che provengono dalla stessa cellula chiamata melanocita. La differenza è che i nei sono di solito innocui, mentre i melanomi sono cancerosi e spesso mortali in assenza di trattamento. In un recente studio i ricercatori hanno spiegato come si formano nei e melanomi e perché i primi possono trasformarsi nei secondi.


I melanociti sono cellule che danno colore alla pelle per proteggerla dai raggi solari. Cambiamenti specifici alla sequenza del Dna dei melanociti, chiamati mutazioni del gene Braf, si trovano in oltre il 75% dei nei.


Lo stesso cambiamento si trova anche nel 50% dei melanomi ed è comune nei tumori del colon e del polmone. Si pensava che quando i melanociti hanno solo la mutazione Braf V600E la cellula smetta di dividersi, dando luogo a un neo. Quando i melanociti hanno anche altre mutazioni si dividono in modo incontrollato, trasformandosi in melanoma. Questo modello è chiamato “senescenza indotta dall’oncogene”.


Una serie di studi ha messo alla prova questo modello negli ultimi anni, fornendo dati solidi per suggerire che il modello di senescenza indotta dall’oncogene non spiega la formazione dei nei, ma non riuscendo nemmeno a fornire una spiegazione alternativa.


Ora i ricercatori hanno analizzato nei e melanomi donati dai pazienti e hanno utilizzato il profilo trascrittomico e la citometria olografica digitale. Il primo permette di determinare le differenze molecolari tra nei e melanomi. La citometria olografica digitale aiuta invece a tracciare i cambiamenti nelle cellule umane.


Lo studio mostra che i melanociti che si trasformano in melanoma non hanno bisogno di avere mutazioni aggiuntive, ma sono effettivamente influenzati dalla segnalazione ambientale, quando cioè le cellule ricevono segnali dall’ambiente nella pelle intorno a loro che danno loro una direzione. I melanociti esprimono geni in ambienti diversi, dicendo loro di dividersi in modo incontrollato o di smettere di dividersi del tutto.


Queste scoperte creano una base per la ricerca di potenziali biomarcatori del melanoma, permettendo ai medici di rilevare i cambiamenti cancerosi nel sangue nelle fasi iniziali. I ricercatori vorrebbero anche utilizzare questi dati per comprendere meglio i potenziali agenti topici per ridurre il rischio di melanoma, ritardare lo sviluppo o fermare la recidiva, e per rilevare il tumore in anticipo.


Fonte: eLife

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