Sopravvivenza e qualità clinica dei restauri diretti in sostituzione di singoli denti mancanti

In questo studio pilota, i ricercatori hanno voluto testare la sopravvivenza e la qualità clinica di metodi economici utilizzati per sostituire singoli denti mancanti con restauri diretti in composito di diverse categorie.


Dopo aver eseguito un dettagliato e approfondito esame intraorale, è stata valutata la qualità clinica dei restauri secondi criteri FDI (Federazione Dentale Internazionale) modificati.


I dati sono stati registrati in questo modo: la perdita irreparabile di un restauro è stata registrata come “fallimento” (F), i restauri danneggiati che potevano essere riparati sono stati definiti come “sopravvivenza con riparazione” (SR), mentre i restauri senza eventi sfavorevoli sono stati classificati come “successo” (S).


L’analisi dei restauri è stata fatta mediamente dopo 5,07 anni e sono stati documentati tre eventi sfavorevoli: due restauri sono stati classificati come F, un restauro come SR e i restanti 50 (più del 90%) come S. Il tasso di sopravvivenza globale si è assestato intorno al 96% e quello funzionale intorno al 98%.


Inoltre, il 94% dei restauri è stato valutato come qualità clinica buona o eccellente e la maggior parte non ha presentato complicazioni parodontali.



In conclusione, sebbene la scelta di determinati metodi conservativi ed economici per sostituire i singoli denti mancanti possa risultare incerta, i restauri diretti in composito si sono dimostrati una valida opzione di trattamento aggiuntiva per la chiusura del gap in situazioni cliniche specifiche.


Fonte: Journal of Dentistry