Studi sull’ipertensione: per coinvolgere le minoranze comprendere i fattori che frenano la partecipazione

Gli studi sull’ipertensione presentano pochi pazienti appartenenti alle minoranze, e questo succede perché esistono degli ostacoli alla presenza di queste persone nelle ricerche, secondo uno studio pubblicato su Trials.

“Il trattamento e gli esiti dell’ipertensione mostrano differenze relative alle etnie. La scarsa rappresentazione delle minoranze etniche nella ricerca clinica è ben nota e, nonostante nella nostra zona si cerchi di creare eventi di coinvolgimento pubblico ad ampio raggio con la collaborazione della Glasgow Blood Pressure Clinic, si verifica una mancanza di partecipazione delle minoranze etniche sia alle attività di coinvolgimento che agli studi clinici” spiega Stefanie Lip, della University of Glasgow, Regno Unito, prima autrice del lavoro.

I ricercatori hanno cercato di esplorare la consapevolezza e la conoscenza dell’ipertensione, e di trovare quali siano i fattori facilitatori e gli ostacoli alla partecipazione alla ricerca clinica sull’ipertensione tra le comunità dell’Asia meridionale (SA) e dell’Africa (AFR) a Glasgow. Per questo hanno sviluppato un questionario di indagine in collaborazione con i rappresentanti dei pazienti asiatici e africani, e l’hanno distribuito agli adulti provenienti da tali comunità in occasione di eventi di coinvolgimento pubblico in luoghi frequentemente visitati da queste persone a Glasgow.

Hanno risposto al sondaggio 337 persone, di cui 242 provenienti dall’Asia meridionale e 56 africane. La maggior parte degli intervistati non era nata nel Regno Unito ed aveva un’età compresa tra 35 e 53 anni. La percentuale di persone indigenti era del 12,4% per gli asiatici e del 16,2% per gli africani, mentre erano benestanti il 42,6% e il 4,3%, rispettivamente. È stato ampiamente riconosciuto che il trattamento deve essere specifico per l’etnia, e che le attuali linee guida per il trattamento delle malattie cardiovascolari non sono state adattate alle diverse etnie. I fattori chiave che potrebbero incoraggiare la partecipazione alla ricerca sarebbero il miglioramento delle informazioni sanitarie, lo svolgimento delle visite in un luogo visitato di frequente e la concessione del permesso di essere accompagnati da un membro della famiglia. Gli ostacoli includevano preoccupazioni sull’uso delle informazioni personali e sugli effetti collaterali dei nuovi trattamenti.

“La consapevolezza è in miglioramento e in evoluzione tra la popolazione delle minoranze etniche. A questo punto, anche la revisione continua delle convinzioni e degli atteggiamenti dei ricercatori è essenziale per garantire che le attività di coinvolgimento tengano il passo con queste mutevoli percezioni” concludono gli autori.

Fonte: Trials. 2022

https://trialsjournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13063-022-06542-z

IT-NON-07570-W-09/2024