Studio sull’elaborazione visiva nei pazienti depressi

Diversi studi, in passato, hanno suggerito che l’elaborazione delle informazioni visive potrebbe essere alterata nei pazienti affetti da un disturbo depressivo maggiore. I ricercatori dell’Università di Helsinki hanno confermato questa osservazione e, in un lavoro pubblicato dal Journal of Psychiatry and Neuroscience, ipotizzano che questo fenomeno sia collegato all’elaborazione delle informazioni nella corteccia cerebrale.


Lo studio prospettico, di coorte, ha incluso 111 pazienti affetti da depressione unipolare, disturbo bipolare e disturbo borderline di personalità che avevano episodi depressivi maggiori al basale e 29 controlli. Gli scienziati hanno valutato l’elaborazione visiva attraverso test di percezione, nel corso dei quali i soggetti hanno confrontato la luminosità e il contrasto di motivi semplici.


“I pazienti depressi percepivano il contrasto delle immagini mostrate in modo diverso dagli individui non depressi”, spiega Viljami Salmela, prima autrice dell’articolo. I pazienti che soffrivano di depressione percepivano l’illusione visiva presentata nei modelli come più debole e, di conseguenza, il contrasto come un po’ più forte, rispetto a quelli a cui non era stata diagnosticata la depressione.


La valutazione della percezione visiva nei pazienti con depressione potrebbe avere un risvolto pratico: “sarebbe utile analizzare e sviluppare ulteriormente l’applicabilità dei test di percezione come metodi di ricerca e come potenziali metodi per l’identificazione dei disturbi dell’elaborazione delle informazioni nei pazienti”, aggiunge Salmela. Anche se, precisa, questo non può avvenire per la depressione perché le differenze osservate sono piccole. I test di percezione potrebbero anche servire come strumento aggiuntivo per valutare l’effetto di varie terapie man mano che il trattamento progredisce.


Gli autori concludono: “i nostri risultati suggeriscono una normale elaborazione corticale retinica ma un’elaborazione alterata del contrasto visivo durante un episodio depressivo maggiore. È probabile che questa alterazione sia presente in più tipi di depressione e si normalizzi parzialmente con la remissione”.


Fonte: Journal of Psychiatry and Neuroscience