T. polmoni: isolata proteina che favorisce migrazione cellule cancerose

I tumori tra loro sono molto diversi, si distinguono in base all’organo e ai tessuti che colpiscono, alle caratteristiche molecolari, all’invasività e alla gravità della patologia. Tutti però hanno in comune una cosa: un talento naturale per l’inganno. Fingono di essere cellule normali, corrompono le cellule del sistema immunitario, dirottano i vasi sanguigni, e in questo modo riescono a crescere e diffondersi.

Gli scienziati della Rockefeller University hanno scoperto che i tumori al seno e i tumori polmonari, per metastatizzare, possono appropriarsi di un percorso di segnalazione usato dai neuroni. Nello studio, pubblicato dalla rivista Nature, i ricercatori descrivono come queste cellule cancerose siano in grado di arruolare i vasi sanguigni vicini per ottenere l’accesso a questo segnale nervoso.

Anni fa, gli scienziati del laboratorio di Sohail Tavazoie hanno osservato che i tumori che alla fine metastatizzano tendono a reclutare più vasi sanguigni rispetto a quelli che non lo fanno. “Abbiamo ipotizzato che le cellule nel rivestimento interno dei vasi sanguigni inviino un segnale che spinge le cellule tumorali all’interno del tumore primario a metastatizzare”, spiega Tavazoie.

Bernardo Tavora, primo autore dello studio di questo mese, ha identificato quel segnale ricorrendo ad una combinazione di sofisticati approcci genetici, molecolari e biochimici. Si tratta della proteina Slit2, normalmente prodotta dai neuroni. Hanno anche scoperto che le cellule del cancro sono capaci di indurre le cellule dei vasi sanguigni a produrre e rilasciare Slit2 in quantità sufficienti a consentire l’inizio della migrazione. 

Un meccanismo che Tavazoie definisce “intricato ed elegante”.
Slit2 e altre molecole identificate in questo percorso potrebbero potenzialmente diventare dei marker per la diagnosi, permettendo ai medici di identificare, per esempio, i meccanismi di migrazione delle cellule tumorali, prima che sia troppo tardi per intervenire sulle metastasi. C’è anche la possibilità, commenta Tavora, “che l’inibizione di questi percorsi possa aprire la strada allo sviluppo di nuovi farmaci contro il cancro che frenino le metastasi”.

Fonte: Nature

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