Terapia combinata a pillola singola potrebbe offrire più benefici di altre cure

Secondo uno studio pubblicato sull’International Journal of Cardiology: Cardiovascular Risk and Prevention, le proiezioni a dieci anni indicano che è probabile che le terapie combinate (combinazione libera con più pillole e terapia combinata a pillola singola) riducano il carico dell’ipertensione rispetto agli approcci di gestione convenzionali, e che la terapia a pillola singola mostra i maggiori benefici complessivi grazie a una migliore aderenza.

“Abbiamo studiato i risultati clinici a 10 anni associati alle terapie combinate a pillola singola (SPC) rispetto ai regimi multipillola (FCC) per la gestione dell’ipertensione in cinque paesi, ovvero Italia, Russia, Cina, Corea del Sud e Messico” spiega Claudio Borghi, dell’Università di Bologna, autore principale dello studio.

I ricercatori hanno progettato un modello di microsimulazione per proiettare i risultati sanitari tra il 2020 e il 2030 riguardanti le popolazioni con ipertensione gestite secondo quattro diversi percorsi terapeutici, ovvero pratiche terapeutiche correnti (CTP), singolo farmaco con titolazione del dosaggio, e quindi aggiunta sequenziale di altri agenti (SLGS), combinazione a scelta libera con più pillole (FCC) e terapia combinata sotto forma di pillola singola (SPC). Gli esiti simulati di mortalità, malattia renale cronica (CKD), ictus, cardiopatia ischemica (IHD) e anni di vita aggiustati per la disabilità (DALY) sono stati stimati per 1.000.000 di pazienti in ciascun percorso di trattamento.

Ebbene, la terapia SPC ha mostrato nella simulazione di ottenere migliori risultati clinici rispetto a SLGS, FCC e CTP in tutti i paesi. L’SPC ha ridotto la mortalità del 5,4% in Italia, del 4,9% in Russia, del 4,5% in Cina, del 2,3% in Corea del Sud e del 3,6% in Messico rispetto alla CTP, e ha mostrato una maggiore riduzione della mortalità rispetto a SLGS e FCC. L’incidenza prevista degli eventi clinici è stata ridotta dell’11,5% in Italia, del 9,2% in Russia, dell’8,4% in Cina, del 4,9% in Corea del Sud e del 6,7% in Messico per SPC rispetto a CTP.

Fonte: Int J Cardiol Cardiovasc Risk Prev. 2021

IT-NON-06348-W-02/2024